Il giorno dopo l’incriminazione di El-Bashir
La popolazione è con Bashir. La comunità internazionale è divisa. Cominciano le ritorsioni: espulse 13 ong dal Sudan. E l’Onu teme una nuova ondata di violenze in Darfur. L’intervista con Diego Marani.

Una nuova forma di colonialismo: questa l’accusa del presidente sudanese Omar El Bashir nei confronti della Corte penale internazionale dell’Aja, che ieri ha emesso nei suoi confronti un mandato d’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità, per le sue presunte responsabilità nel conflitto in corso in Darfur. Le autorità sudanesi da mesi vanno ripetendo che un eventuale incriminazione del presidente non sarebbe stata nemmeno presa in considerazione: Khartoum infatti non riconosce l’autorità della Cpi. Da due giorni nella capitale sudanese Khartoum la popolazione è scesa in piazza in sostegno al presidente. Intanto il governo sudanese, con l’accusa di intelligence con la Cpi, ha deciso di espellere 13 organizzazioni umanitarie straniere dal proprio territorio. La comunità internazionale (vedi un riassunto delle posizioni) è divisa tra l’esigenza di giustizia e il timore di una nuova ondata di violenze ed intolleranze, non solo nei confronti degli stranieri occidentali in Sudan, ma anche della popolazione del Darfur.


Sulle possibile prospettive che si aprono ora per il Sudan e per ilconflitto del Darfur ascolta l’intervista con Diego Marani, giornalista esperto di Sudan, dal Focus di Michela Trevisan su Afriradio.

Darfur, le origini del conflitto

Nella regione sudanese occidentale le antiche tensioni mai sopite sono scoppiate in conflitto armato nel 2003, quando due gruppi ribelli, l’Esercito di liberazione del Sudan (Sudan Liberation Army, Sla) e il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Justice and Equality Movement, Jem) hanno deciso di imbracciare le armi accusando il governo centrale di Khartoum di aver abbandonato il Darfur.
Le tre province al confine con il Ciad (Darfur settentrionale, meridionale e occidentale) sono abitate in prevalenza da pastori nomadi, tre le principali etnie: i fur, i masalit e gli zaghawah, considerate popolazioni “nere” rispetto a quelle di origine arabe che abitano il centro e il nord del Sudan, compresa la capitale Khartoum. Per far fronte ai ribelli del Darfur le autorità sudanesi hanno ingaggiato le milizie arabe janjaweed, che si sono macchiate di gravi violenze nei confronti della popolazione. Il governo ha sempre negato il coinvolgimento negli attacchi delle milizie, particolarmente cruente nel biennio 2003-2004, nonostante Onu e organizzazioni umanitarie da sempre accusino Khartoum di aver armato i janjaweed. Seppur con minor intensità, il conflitto continua ormai da 6 anni: in base alle ultime stime delle Nazioni Unite, (che risalgono però al 2008) sono oltre 300mila le vittime, 3 milioni gli sfollati, ammassati nei campi profughi al confine con il Ciad. Falliti tutti i tentativi di trovare una via diplomatica alla risoluzione del conflitto: nonostante a Doha si sia concluso da poco un incontro tra governo e ribelli del Jem, con il mandata d’arresto spiccato dalla Cpi contro El Bashir , i ribelli hanno dichiarato che considerano chiuso ogni negoziato. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha sempre avuto le mani legate: Cina e Russia difendono da sempre la politica di Khartoum, bloccando risoluzioni e proposte di sanzioni. Gli interessi economici di Pechino e Mosca sono decisamente troppi, legati soprattutto al petrolio, ma anche ad imponenti progetti edilizi che stanno cambiano il volto della capitale sudanese. Gli appalti sono tutti affidati ad agenzie straniere. Cina e Russia sono inoltre state accusate di aver violato l’embargo imposto dall’Onu sulla vendita di armi al Sudan. Nonostante l’ostinata contrarietà di Khartoum, con la risoluzione 1769 del 31 luglio 2007 il Consiglio ha dato il via all’Unamid, missione di caschi blu con il compito di tutelare la popolazione. Il mandato dei caschi blu è stato rinnovato fino al 2009, ma la mancanza di effettivi e di mezzi impone ai peacekeepers un ruolo marginale.

Per affrofondire cerca con il motore in alto

Alle origini del conflitto in Darfur
Darfur, un genocidio ignorato, l’editoriale di giugno 2004
Del genocidio, o dell’innominabile, l’editoriale di settembre 2004
L’agonia del Darfur, ottobre 2004

Petrolio e politiche di guerra, 9 settembre 2004

Profughi e sfollati
In fuga dal Darfur
27 gennaio 2006
Darfur: crisi esplosiva 28 agosto 2006

Le iniziative dell’Onu e della comunità internazionale

Sudan: serve una road map, 9 marzo 2006 I rappresentanti di Unione Europea, Onu, Unione Africana, Usa e del governo sudanese intorno allo stesso tavolo per discutere della situazione in Darfur e dei rapporti tra Sudan e Ciad. La soluzione? Una missione di pace dei caschi blu.
Caschi blu in Darfur? 8 giugno 2006 L’arrivo delle truppe dell’Onu nella regione sudanese potrebbe avvenire entro la fine dell’anno. Intanto, l’Unione Africana capeggiata da Konare incontra i capi dei ribelli sudanesi che non hanno firmato la pace.
Lasciateci soli, 4 settembre 2006 No ai caschi blu. E no all’Unione Africana. Il governo sudanese ha dichiarato che le forze di peacekeeping dell’Unione Africana presenti in Darfur dovranno andarsene entro fine settembre. Alla sicurezza del paese ci penserà l’esercito governativo.

E ancora…
Sudan: “Governo estraneo a violenza”
19 marzo 2007