Burundi
Ieri l’arresto del presunto assassino delle tre missionarie saveriane. Eppure, nella capitale burundese, continuano a circolare voci e ipotesi contrastanti sul movente alla base della tragedia. Gesto di un folle o azione pianificata? Nigrizia ha raccolto alcune testimonianze da Bujumbura.

Un uomo, sospettato di essere l’assassino di Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian, le missionarie saveriane italiane barbaramente uccise in Burundi tra domenica e la notte di lunedì scorsi, è stato arrestato ieri dalla polizia locale nella capitale Bujumbura. L’uomo (nella foto a destra), un 31enne di Kamenge, il quartiere a nord di Bujumbura teatro dell’efferato delitto, secondo quanto ha riferito la polizia, avrebbe confessato e sarebbe stato trovato in possesso del cellulare di una delle suore e delle chiavi del loro convento.
Eppure, nonostante questo apparentemente decisivo sviluppo nella tragica vicenda, Bujumbura  continua ad essere avvolta da un fitto velo di mistero e a interrogarsi su quella che, stando alle voci della gente, sarà una verità molto difficile da portare alla luce nella sua pienezza.
 «Questo è un Paese in cui la verità in quanto tale non è mai da dare per scontata. Non mi sorprenderei  se  non venissimo mai a sapere cosa è realmente successo e soprattutto perché le missionarie sono state uccise». A parlare è una fonte contattata da Nigrizia a Bujumbura che ci ha chiesto di mantenere l’anonimato.
Inizialmente etichettato come una rapina andata a male, tesi però subito smontata perché dal convento delle suore non sarebbe stato portato via nulla, l’omicidio di suor Olga, suor Lucia e suor Bernardetta è successivamente stato considerato come il gesto di un folle.
«Gesto di un folle? Difficile, molto difficile. Ed è proprio la dinamica del triplice omicidio a dirlo. Qui c’è chi pensa che le suore siano state ammazzate, e con così tanta brutalità, perché avevano visto qualcosa che non dovevano vedere. E non per pura follia», ci racconta ancora la nostra fonte.
Al centro del mistero, in effetti, c’è proprio la dinamica attraverso cui si sarebbero svolti i fatti. Olga Raschietti e Lucia Pulici, secondo le ricostruzioni, sarebbero state ammazzate, all’interno del convento, domenica nel tardo pomeriggio. Mentre la terza missionaria, Bernardetta Boggian, sarebbe stata uccisa nello stesso convento nel pieno della notte successiva, dopo che per tutta la sera la polizia locale aveva avviato le indagini passando al setaccio, secondo quanto raccontato anche dai media locali, l’intera zona. Le tre donne, inoltre, secondo quanto riferito dalla polizia locale, sarebbero state violentate, due di loro sgozzate e suor Bernadetta decapitata.
«Dunque l’assassino ha messo  a segno il terzo omicidio, quello di suor Bernardetta, molte ore dopo i primi due, nonostante tutta la città fosse a conoscenza di quanto accaduto e nonostante la polizia fosse già al lavoro per trovare il colpevole.  Come se l’assassino avesse pianificato esattamente anche l’eliminazione della terza suora», prosegue la fonte.
L’Ambasciata d’Italia a Kampala, alla quale appartiene la competenza sul Burundi, nel frattempo ha allertato l’intera comunità italiana in Burundi a «mantenere alto il livello di attenzione e di attenersi ad un comportamento improntato alla massima prudenza, ove possibile assumendo anche adeguate misure di protezione».
Per Antonio Zivieri, consulente italiano che vive a Bujumbura da molti anni, il tragico omicidio delle tre suore non deve in alcun modo spaventare italiani e occidentali presenti nel Paese e, tantomeno, far desistere i turisti dall’organizzare una vacanza nel bellissimo Paese centrafricano. «Nonostante le tante voci io ho sempre pensato e continuo a pensare a un gesto di ordinaria violenza. Come poteva capitare e capita a Roma, Milano, Napoli, Torino, ecc. Uno squilibrato le ha assalite e uccise nel convento. Eppure si deve sempre montare il caso. Mi hanno scritto in tanti dall’Italia, con commenti di tutti i tipi. Come se in Italia non succedesse mai niente…»
Dall’arresto di ieri, ad ogni modo, scaturiranno altri dettagli che potrebbero fare ulteriore luce sulla tragica vicenda che ha coinvolto le nostre connazionali, missionarie di pace in uno dei Paesi più martoriati dell’Africa e del mondo intero. Oppure, come accade spesso in questo Paese che da sempre si nutre di rumors e sospetti, la verità resterà sempre una mezza verità. O forse anche meno.