Internet / Social Media

Il governo tanzaniano ha introdotto tasse salate e sistemi di controllo restrittivi sull’uso dei social media.
Un blogger, ad esempio, dovrà registrare il suo blog presentando alle autorità competenti numerosi documenti e dovrà pagare una tassa annuale pari a 930 dollari, in un paese in cui il reddito pro-capite annuo medio è di 878 dollari. Ma anche gli altri produttori di notizie online, come le radio e le piattaforme che trasmettono in streaming sono sottoposte alla stessa legislazione, così come i fornitori di servizi, quali gli internet cafè – che dovranno anche installare telecamere di sorveglianza – e gli utenti stessi.

Le disposizioni fanno seguito all’introduzione delle norme applicative della nuova legge sulla comunicazione elettronica e postale – Electronic and Postal Communications (Online Content) Regulations 2018 – che contiene anche una lista di contenuti proibiti, tra i quali quelli che provocano “fastidio … o sono causa di disordine pubblico”. Gli attivisti per i diritti umani osservano che le nuove regole sono state introdotte dopo l’approvazione di un complesso di leggi che già limita fortemente la libertà di espressione e di comunicazione, che è invece garantita dalla costituzione del paese.

Il governo ugandese sta invece pensando di limitare l’uso dei social media con una tassazione giornaliera sugli smartphone. La tassa, che dovrebbe entrare in vigore in luglio, colpirebbe circa il 40% degli ugandesi, cioè 17 milioni su 41 milioni di cittadini. Il ministro delle Finanze, Matia Kasaija, ha dichiarato all’agenzia Reuters che il governo è in ceca di fondi da investire nell’elettrificazione del paese e per migliorare la sicurezza, ma gli attivisti per i diritti umani dicono che si tratta di un altro tentativo di limitare la libertà di espressione. Il governo aveva già chiuso i social network durante le ultime elezioni.  (CNN / Reuters)