«La nostra economia viene prima della lotta al Covid-19». Sono parole di John Pombe Magufuli, presidente della Tanzania, soprannominato, non a caso “il bulldozer”. Parole pronunciate nel corso di una cerimonia religiosa nella chiesa luterana evangelica di Chato, sua città natale. Ed è così che, dal 18 maggio, è stato riaperto lo spazio aereo. Almeno nelle intenzioni.

A comunicarlo il ministro dei trasporti e della comunicazione, Isack Kamwelwe, e quello delle risorse naturali e del turismo, Hamisi Kigwangalla. «Se ai controlli in arrivo la temperatura dei viaggiatori risulterà normale non saranno costretti alla quarantena e saranno liberi di visitare il nostro meraviglioso paese e tutto quello che può offrire» ha detto Magufuli nel corso del suo discorso, riportato da un quotidiano locale.

Allertata dunque l’autorità per l’aviazione civile, affinché vengano implementate una serie di misure di controllo e di sicurezza. Ora bisognerà vedere come reagiranno le compagnie aeree che, il 25 marzo, avevano interrotto tutti i voli per lo scalo di Dar Es Salaam, ma anche gli altri paesi che sono sulla stessa rotta internazionale, come Nairobi ed Entebbe. Intanto lo scalo Julius Nyerere rimane funzionante solo per i voli interni.

Turismo e commercio settori vitali

Certo, il turismo è una fonte importantissima per l’economia del paese. Lo scorso anno ha portato 2.526 miliardi di dollari nelle casse dello Stato e, contrariamente alle pessimistiche previsioni dovute alla pandemia, il ministro Kigwangalla ha presentato una previsione di crescita nel 2020 di 2.6 miliardi di dollari e un numero di visitatori pari a 1.867 milioni. Condizioni, ha aggiunto, che potrebbero creare 623mila nuovi posti di lavoro.

La vita deve andare avanti, ha detto il presidente, che ha assicurato che i turisti continueranno ad affollare spiagge e parchi del paese. «I voli di alcune compagnie sono già tutti prenotati fino ad agosto» ha detto, assicurando che il paese li sta «aspettando a braccia aperte».

Insomma, secondo il capo di Stato, bisogna agire subito per evitare il tracollo economico e agire anche per prevenire la penuria di cibo e altri generi di prima necessità che se per ora non mostra ancora segni tragici, potrà farlo il prossimo anno, qualora le frontiere, anche quelle terrestri, rimangano chiuse a lungo. La Tanzania da questo punto di vista è particolarmente toccata, visto che confina con otto Stati. Una condizione geografica che è anche il suo punto di forza, soprattutto considerando l’accesso al mare.

Secondo la Banca mondiale, solo l’area portuale di Dar es Salaam rappresenta la porta d’ingresso per il 90% del commercio tanzaniano ma è anche la via di accesso ai paesi confinanti che non hanno sbocchi sul mare: Malawi, Zambia, Burundi, Rwanda, Uganda e Repubblica democratica del Congo.

È attraverso i porti della Tanzania, infatti, che i paesi vicini importano il petrolio, ma anche altri beni e materiali industriali e di vario consumo. Allo stesso modo, il porto tanzaniano viene usato da questi paesi per le proprie esportazioni.

Blackout dell’informazione

In ogni caso, le azioni e le posizioni prese in queste ultime settimane dal presidente Magufuli sono state, a dir poco, bizzarre. E criticate non solo da esponenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ma anche dai leader di altre nazioni africane. Dal dichiarare il Covid-19 un “virus satanico” al chiedere alla popolazione di affidarsi alle preghiere che sarebbero bastate a risolvere il problema, all’accusare la comunità internazionale (dunque l’Oms) di avere esagerato la crisi.

Intanto, il paese sembra – e questo nonostante non abbia mai chiusi i propri confini terrestri – tagliato fuori, anche dalle notizie. Se non ci fosse Internet (e non tutti hanno accesso alla rete) la popolazione non avrebbe informazioni.

Ce lo conferma padre Francesco Bernardi, missionario della Consolata in Tanzania: «Sono tre settimane che i tanzaniani sono tenuti all’oscuro. Questo è in linea con la politica del presidente Magufuli, il quale privilegia l’economia del paese alla salute della popolazione».

E quando parliamo di atteggiamenti a dir poco bizzarri di Magufuli, ci riferiamo anche alla trovata di sottoporre ad analisi campioni di capra, olio per auto, papaia…  «Abbiano scoperto – ha dichiarato poi il presidente, in seguito ai presunti risultati dei test – che alcuni elementi sono positivi al coronavirus. Siamo di fronte a fatti strani. Non possiamo fidarci delle informazioni dei cosiddetti esperti».

Affermazioni che nel paese sono circolate a tutti i livelli della comunità, come ricorda il padre missionario, che sottolinea anche quanto tali “stranezze” oltre a diventare un pericolo per la popolazione, di fatto «blindano nell’oscurità il coronavirus». Al momento gli ospedali governativi, continua padre Bernardi, ospitano solo 183 affetti di Covid-19.

Rimedi fai da te

«I contagiati preferiscono andare altrove, giacché in ospedale non trovano adeguata assistenza. E ospedali privati, come l’Aga Khan, sono un lusso per pochissimi. L’uomo della strada resta in casa propria curandosi con bevande al limone e tangawizi (ginger o zenzero in lingua kiswaili) o decotti tradizionali di erbe». Ecco, le erbe, zenzero in primis. È a queste che il presidente tanzaniano ha affidato la sorte dei propri cittadini.

Fra la gente però si alternano sentimenti di «rassegnazione o fatalismo» e anche l’uso delle mascherine, che nelle prime settimane era obbligatorio, è molto diminuito. Soprattutto nelle città, ci racconta padre Bernardi, «che sono anche le più esposte alla diffusione del virus». Paura? «Sì, anche quella è tanta».

Anche se poi, a leggere i commenti sulle pagine social del presidente, si scoprono cittadini che plaudono alle iniziative del loro leader. Sono commenti scritti, per la maggior parte, in kiswahili. Dopotutto lo stesso presidente usa la lingua locale, non solo su Facebook e Twitter, ma anche nei discorsi ufficiali. Cosa accadrà dunque ora che è stata ufficialmente dichiarata la volontà di aprire l’aeroporto ai voli internazionali?

Isolamento internazionale

Se il presidente assicura che frotte di turisti sono già in attesa di visitare la Tanzania, l’ambasciata americana, per fare un esempio, informa i suoi cittadini dell’alto rischio di contrarre il coronavirus nel paese, visto che gli ultimi dati forniti dal governo risalgono al 29 aprile.

E il timore di movimenti sconsiderati e che le misure di apertura siano ancora premature, lo dimostrano anche paesi come il Kenya o lo Zambia che, nonostante la Tanzania abbia tenuto aperte le frontiere hanno invece tenuto bloccate le proprie verso e da il paese confinante. Nei giorni scorsi proprio il Kenya ha impedito l’ingresso nel paese di 182 persone trovate positive al virus, provenienti dalla Tanzania.

Intanto Magufuli sta decidendo di proclamare altri tre giorni di thanksgiving (ringraziamento) «affinché le preghiere possano continuare a tenere lontano il virus». Peccato che nessuno sappia a quanto corrisponda il calo di casi di Covid che rivendica. Semmai fosse vera questa sbandierata diminuzione della virulenza dell’epidemia nel paese.