Togo: le opposizioni sfidano il divieto a manifestare contro le riforme
Politica e Società Togo
Dopo il rinvio, le elezioni legislative e regionali fissate per il 29 aprile
Togo: le opposizioni sfidano il divieto a manifestare contro le riforme costituzionali
10 Aprile 2024
Articolo di Redazione
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Il presidente togolese Faure Gnassingbé

Sale la tensione sociale in Togo alla vigilia dei tre giorni di manifestazioni indette per l’11,12 e 13 aprile da quattro partiti di opposizione e da un gruppo della società civile contro le riforme apportate il 25 marzo scorso alla Costituzione, per mezzo delle quali l’Assemblea nazionale (parlamento) potrà eleggere direttamente il presidente.

Manifestazioni che il governo ha prontamente vietato, ma che sono state invece confermate da Alleanza nazionale per il cambiamento (ANC), Alleanza democratica per lo sviluppo integrale (ADDI), Patto socialista per il rinnovamento (PSR), Fronte democratico per il rinnovamento (FDR) e dall’organizzazione della società civile FCTB (Front Citoyen Togo Debout).

Intanto, dopo il rinvio delle elezioni legislative e regionali, inizialmente previste per il 20 aprile, ieri sera il governo ha annunciato che il voto si terrà il 29, preceduto da una campagna elettorale che inizierà proprio al termine dell’ultimo giorno di proteste, alla mezzanotte del 13 aprile, per concludersi due settimane dopo.  

Il comunicato letto ieri sera nel TG delle 20 della televisione nazionale (TVT) precisa inoltre che, in base al nuovo decreto approvato dal Consiglio dei ministri, “le forze armate, le forze di sicurezza, le forze paramilitari e la riserva operativa togolesi” voteranno in anticipo venerdì 26 aprile.

Nel tentativo di smorzare le montanti proteste, il 4 aprile il presidente Faure Gnassingbé aveva annunciato nuove consultazioni sulle riforme, motivo per cui aveva decretato il momentaneo rinvio delle elezioni, senza però fissare una data precisa.

L’iniziativa consiste in tre giorni di incontri tra i deputati e i leader tradizionali delle 39 prefetture del paese, per spiegare e promuovere le scelte compiute, in vista della promulgazione da parte di Gnassingbé, ultimo di una dinastia che ha governato il paese per oltre mezzo secolo. Che con queste riforme costituzionali, denunciano gli oppositori, si garantirebbe la presidenza a vita.

Contemporaneamente all’annuncio del rinvio, intanto, era scattata la repressione, con una serie di arresti e intimidazioni nella capitale Lomé.

Sul tema si sono espressi pubblicamente i vescovi cattolici togolesi e un gruppo di 47 docenti universitari, chiedendo al presidente di non ratificare le modifiche.

Gli accademici, in una lettera aperta a Faure Gnassingbé, avvertono che “l’elaborazione di una nuova Costituzione, testo fondamentale per governare il paese, non può avvenire in un clima di tensione e di forte protesta. Richiede un minimo di consenso”.

Chiedono quindi al capo dello stato di accettare che il dibattito sulla modifica costituzionale “sia portato avanti dai nuovi deputati, eletti in condizioni di equità e trasparenza, e soprattutto dai cittadini che dovrebbero essere chiamati ad esprimersi tramite un referendum”.

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