Tunisia / Proteste

Ancora scossa da proteste la Tunisia, dove centinaia di insegnanti della scuola media e superiore sono tornati a manifestare mercoledì nella capitale, chiedendo aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro.

La protesta, organizzata dal Sindacato generale dell’educazione secondaria, è in corso dal 3 dicembre e la recente proposta di accordo avanzata dal governo è stata rifiutata dall’organizzazione. Gli insegnanti chiedono un aumento dei loro stipendi – che variano da 408 a 442 dollari mensili -, l’abbassamento dell’età pensionabile da 60 a 55 anni e una riforma del sistema educativo.

A novembre erano scesi in piazza chiedendo aumenti salariali anche i lavoratori del settore pubblico.

Sul piede di guerra anche avvocati e medici che mercoledì hanno protestato davanti all’ufficio del primo ministro Youssef Chahed contro un disegno di legge, approvato lunedì, che li costringe a rivelare l’importo dei loro guadagni. Entrambe le categorie professionali al momento non sono costrette a farlo, grazie alle regole del segreto professionale che funzionari governativi sostengono sia usato da alcuni per evitare di pagare le tasse dovute, sottostimando il reddito reale.

Lunedì alcuni avvocati avevano organizzato un breve sciopero in diversi tribunali. «L’obiettivo del governo è quello di colpire liberi professioni, eliminarli e indebolirli con ogni mezzo», ha detto Amer Mehrazi, decano degli avvocati nella protesta.

Un funzionario governativo ha invece spiegato che la legge creerà maggiore trasparenza fiscale e assicurerà che medici e avvocati paghino la loro giusta quota di tasse.

Il paese nordafricano è sotto pressione da parte di donatori stranieri che premono per una rapida riduzione del deficit di bilancio. Un traguardo che il governo sta cercando di raggiungere anche aumentando le entrate fiscali. (Middle East Monitor / Reuters)

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