L’attentato avvenuto a Macerata il 3 febbraio del 2018 per mano di Luca Traini, che fece fuoco su un gruppo di persone di origine africana, poteva passare alla storia e alle cronache come terroristico. Poteva, ma non è stato così. Nonostante un tweet di Roberto Saviano avesse marchiato l’avvenimento come «atto terroristico di matrice fascista», questo venne ben presto derubricato come un gesto di un folle.

Eppure Traini, fu dimostrato, era un simpatizzante della destra estrema. E il suo odio era diretto esclusivamente verso le persone nere; per cui il suo agire aveva una matrice razzista che indicava come bersaglio un gruppo ben definito rispetto alla base etnica. Cosa è successo allora?

La ricerca sociale, diventata un saggio scritto a più mani, inizia con questa domanda. E mette insieme indagini su altri eventi terroristici e analisi dei media e dei social. Analisi che riguardano non solo il mondo della comunicazione, ma anche quello delle comunità che si creano e si scambiano opinioni su Facebook e Twitter. Comunità che, nel caso di Charlie Hebdo e dell’hashtag #jesuischarlie, sono riuscite a creare una condivisione amplificata, che ha abbracciato le vittime e condannato l’atto terroristico non solo in Francia.

Un sentire emotivo e nazionalistico che non si è avuto in Italia dove, nei confronti delle vittime, tutte nere, non c’è stato “un stringersi a coorte”, una immedesimazione. Neppure da parte delle istituzioni che, per giorni, non si sono recate in ospedale a far visita ai sei feriti. In nome di una Carta costituzionale, fondamento della repubblica, basata sui valori dell’antifascismo, antirazzismo e non violenza. E nonostante in quel periodo il governo in carica fosse di centrosinistra.

Mentre sui social si formano due fazioni: una antirazzista, che prendeva il via dal tweet di Saviano, l’altra, centrata sul problema della sicurezza messa a repentaglio dai migranti, che aveva come capofila Salvini; i media e la politica si compattano nella derubricazione al gesto di un folle. Nel clima da campagna elettorale per le imminenti elezioni tutto torna all’interno del binomio immigrazione/sicurezza e nella zona confortevole di un gesto che non riguarda la comunità perché altro da lei.

L’estraneità è sottolineata dalla stessa narrazione che i media fanno dell’attentato di Traini e degli involontari protagonisti. La struttura narrativa è tutta concentrata sul “noi” e “loro”, autoctoni e immigrati. E degli autoctoni, Luca Traini e Pamela Mastropietro (la giovane uccisa da Innocent Oseghale, che Traini vuole vendicare), veniamo a sapere ogni dettaglio della vita privata, degli immigrati abbiamo descrizioni approssimative. I media hanno messo in campo una struttura razzista delle rappresentazioni dei protagonisti, struttura su cui si specchia la società italiana.

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