Un rapporto speciale, realizzato dall’Unicef per i vent’anni della Convenzione internazionale per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, presenta il bilancio dei traguardi raggiunti dal 1989. Ridotta la mortalità infantile e l’impatto di malattie gravi come la poliomielite. Ma, nonostante i dati incoraggianti, l’Africa subsahariana continua a rimanere indietro rispetto a tutti gli indicatori.

Il numero di decessi di bambini sotto i cinque anni è diminuito tra il 1990 e il 2008, di circa 3 milioni e mezzo. Grazie a programmi estesi di vaccinazione, malattie come la poliomielite sono vicine all’eradicazione. Ridotto anche l’impatto di malattie come la malaria. Sono solo alcuni dei punti espressi dallo speciale rapporto redatto dall’Unicef, per i 20 anni di azione della Convezione per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

Nonostante i dati incoraggianti, l’Africa subsahariana continua tuttavia a rimanere indietro rispetto a tutti gli indicatori.
È di oggi infatti l’allarme, lanciato dalle stesse Nazioni Unite, sull’impiego di lavoro minorile nella Repubblica Democratica del Congo. 43.000 i minori impiegati nelle sole miniere.

Al fenomeno dei piccoli lavoratori si aggiunge poi quello dei bambini sfollati, centomila secondo le stime dell’Onu, a cui vengono spesso negati diritti fondamentali tra cui quelli all’istruzione e alla salute.

 

L’Unicef stima che siano 150 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni impegnati nel lavoro.

A dover affrontare le maggiori sfide sono però i bambini africani.

L’Africa subsahariana continua a detenere il triste record sulla mortalità infantile, con un tasso di mortalità, per i bambini sotto i cinque anni, pari a 144 per 1000 nati vivi nel 2008.

 

Numerosi anche i matrimoni precoci: circa il 39% del totale celebrati nel continente, mentre la nascita di due bambini su tre non viene registrata. L’alto numero di “bambini invisibili” sembrerebbe essere dovuto, in Africa, soprattutto alle difficoltà di accesso ai centri abitati, sparsi nelle campagne. Le percentuali diminuiscono, invece, quando si tratta delle aree metropolitane.

 

(L’intervista a Roberto Salvan, direttore generale di Unicef Italia, è stata estratta dal programma radiofonico Focus)