Verso le elezioni europee
Senza coinvolgere i rispettivi parlamenti, Stati Uniti e Unione europea stanno negoziando il Ttip, Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. L’obiettivo del trattato è di integrare maggiormente le due economie. Ma risponde agli interessi di multinazionali e banche, e può avere pesanti conseguenze per l’ambiente, la salute, i diritti del lavoro e la stessa democrazia. A maggio si vota per il rinnovo del parlamento europeo e questo tema deve entrare nella campagna elettorale e nel dibattito pubblico.

Nella campagna elettorale per voto europeo (maggio 2014), è estremamente importante che ci sia un serio dibattito – non solo in Italia, ma in tutti i 28 paesi della Ue – sul trattato di libero scambio fra gli Stati Uniti e l’Unione europea, noto come Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip, Transatlantic Trade and Investment Partnership).

Le trattative iniziate in tutta segretezza lo scorso luglio, a Washington, sono condotte da un pugno di esperti della Commissione europea e dal ministero del commercio Usa. A dicembre, sempre a Washington, c’è stato il terzo round di negoziati. Nonostante la maretta dopo lo scandalo Datagate, i negoziati sembrano procedere a gran velocità: a marzo si terrà a Bruxelles il quarto round di negoziati.

Questo trattato creerà la più grande area mondiale di libero scambio fra due economie che rappresentano metà del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale e un terzo dei flussi commerciali. Tutto questo con grande esultanza del mondo degli affari. “Il trattato più importante del mondo” – ha sentenziato Il Sole 24 ore (26 ottobre 2013). Ma perché tanta euforia? Secondo il commissario al commercio Ue, Karel de Gucht, il trattato offrirà all’Europa due milioni di posti di lavoro in più, 119 miliardi di euro di Pil, che equivale a 545 euro in più all’anno per ogni famiglia. Per di più, ci sarà un incremento del 28% delle vendite di prodotti europei negli Stati Uniti e dell’1% del Pil. Sono molti a contestare la veridicità di questi dati, e a ridimensionarli. Ma ben pochi si chiedono quali saranno le conseguenze per l’Unione europea.

«Il trattato T-Tip – scrive Monica De Sisto, economista e vice presidente di Fairwatch – punta ad abbattere non tanto le tasse doganali tra Ue e Usa, già basse, ma le cosiddette barriere non tariffarie, cioè i divieti di importazione e di tasse specifiche che, anche grazie alle grandi battaglie contro la carne agli ormoni, il pollo lavato con il cloro, gli ftalati (sostanze chimiche plastificanti) nei giocattoli, i residui dei pesticidi nel cibo, gli Ogm e così via, tengono lontane dal nostro mercato i prodotti non sicuri, tossici».

Infatti con il T-Tip cadranno le tasse e le tariffe che hanno tenuto lontano questi prodotti. Il T-Tip avrà pesanti conseguenze su ambiente, lavoro e la stessa nostra democrazia. A livello ambientale, il trattato incrementerà l’esportazione di combustibili fossili e gas estratti con il fracking (tecnica di fratturazione idraulica del terreno) e permetterà alle multinazionali del petrolio di portare in tribunale i governi nazionali che introducessero regolamentazioni restrittive al riguardo, e di fare anche ricorso contro legislazioni ambientali nazionali. Con la crisi ecologica in atto, tutto questo avrà conseguenze devastanti. Il trattato avrà pesanti ricadute anche sul mondo del lavoro, aggirando le norme del diritto al lavoro e svuotando le normative per la protezione dei lavoratori.

Ma sarà soprattutto la nostra stessa democrazia, già così debole, ad uscirne azzoppata. Il T-Tip è infatti un negoziato stipulato in totale segretezza senza la partecipazione attiva dei cittadini. (né il parlamento europeo né il congresso Usa sono a conoscenza dei negoziati). È un vero e proprio colpo di stato da parte dei poteri economico-finanziari che oggi governano il pianeta. È la vittoria delle lobby (multinazionali e banche) che hanno a Bruxelles e a Washington, rispettivamente 15mila e 13mila funzionari stipendiati per fare pressione sulle istituzioni e indirizzarle.

«È un progetto politico – ha scritto Stefano Rodotà – per asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporation, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire».

Il T-Tip guarda lontano, alla leadership mondiale. «Il Trattato potrebbe veicolare la strategia delle élite private Ue e Usa – ha scritto Kim Bizzarri, ricercatore Università di Strathclyde (Scozia), nell’opuscolo T-TIP, un Trattato dell’Altro Mondo – per condizionare le economie emergenti come i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e i paesi dell’Asean (Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia) e per mantenere la leadership internazionale su un ordine mondiale in cambiamento che minaccia l’egemonia Usa e Ue, ma anche per forzare il Sud del mondo verso un tipo di sviluppo dettato dagli interessi Ue e Usa».

 

Mettiamoci di traverso

Come cittadini non possiamo accettare un tale mostro economico-finanziario che sarà pagato caro da miliardi di esseri umani, costretti a vivere tirando la cinghia. Per questo il T-Tip deve diventare oggetto di pubblico dibattito verso le elezioni del parlamento europeo, che si terranno a maggio. Lo stesso deve valere per l’Accordo di partenariato economico (Epa), che la Ue vuole imporre ai paesi impoveriti (Africa, Caraibi e Pacifico – Acp).( Per firmare l’appello “Fermate gli Epa” www.ildialogo.org)

Quando la finiremo con questi Fta (Accordi di libero commercio) che fioriscono ovunque, dal Nafta al Cafta? Espressioni evidenti del trionfo del mercato e delle sue leggi, che permettono a pochi di ammassare enormi ricchezze a spese dei molti: gli 85 uomini più ricchi al mondo hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo dei più poveri. «Tale squilibrio – ha scritto papa Francesco – procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli incaricati di vigilare per la tutela del bene comune!».

E per di più, la più grande area di libero scambio al mondo, creata dal T-Tip, sarà difesa da un apparato militare (la Nato e gli Usa), che ingoierà buona parte dei 1700 miliardi di dollari che si spendono in armi ogni anno nel mondo. Le armi servono a difendere il 20% del mondo ricco che si pappa il 90% dei beni prodotti.

Solo una vasta protesta di massa in tutta Europa potrà sgominare questo nuovo Trattato. Nel 1998, con una grande protesta, noi europei siamo riusciti a sconfiggere il Mai (Accordo multilaterale sugli investimenti) che è quasi la copia del T-Tip. Abbiamo vinto dicendo “Mai al Mai”! Possiamo fare altrettanto con il T-Tip.

Chiediamo a tutti, credenti e non, di aderire a questa importante campagna per fermare un Trattato intrattabile (per maggiori informazioni in campo europeo, vedi http://www.s2bnetwork.org; per informazioni alla campagna italiana Stop T-Tip, vedi stop-ttip@googlegroups.com)

Ma chiediamo soprattutto alle Chiese, alle comunità cristiane, all’associazionismo di ispirazione cristiana, di mobilitarsi contro la più grande “Statua Imperiale” mai eretta, convinti che un “sassolino” la può far crollare (Daniele, 3). Diamoci da fare perché questo avvenga!