Luglio 2019: l'Algeria solleva il trofeo della Coppa d'Africa per la seconda volta nella storia del paese.

Si riparte dalle regine

Nuova Coppa d’Africa, vecchi protagonisti. Si ricomincia sempre dalle solite note: Senegal e Algeria, finaliste dell’ultima edizione in Egitto – vinta dall’Algeria – sono state le prime due selezioni a staccare il biglietto per la CAN 2021. Non certo per caso: Volpi del deserto e Leoni della teranga sono in questo momento le due regine d’Africa.

A dirlo sono i numeri: i nordafricani, trascinati da un Mahrez in odore di candidatura al premio Puskas per l’opera d’arte regalata con lo Zimbabwe, sono imbattuti da 22 partite.

Il record africano, fatto registrare dalla Costa d’Avorio di Drogba tra il 2011 e il 2013, è a portata di mano: alla banda Mahrez, che intanto ha raggiunto Rafik Saifi all’ottavo posto della classifica all time dei cannonieri algerini (18), basterà resistere per altri 5 incontri.

Se l’Algeria si aggrappa a Mahrez, il Senegal fa lo stesso con Sadio Mané, l’altro grande uomo copertina dell’ultima finale. Con due gol nel doppio confronto con la Guinea, il fuoriclasse del Liverpool ha regalato la qualificazione aritmetica ai Leoni della teranga, consolidando una leadership lievitata in maniera esponenziale negli ultimi anni.

Anche in termini realizzativi, il tallone d’Achille di Sadio nei primi anni di carriera. Per dire: da quando in panchina siede Aliou Cissé, lo storico capitano del 2002, Mané ha segnato 18 gol e fornito 13 assist. Prima, invece, erano stati rispettivamente 6 e 5. Una differenza abissale.

Nigeria e Ghana, che Harakiri

Certi della presenza in Camerun sono anche Tunisia, padrona del gruppo J, e Mali, a cui evidentemente dice bene il 17 novembre: nella stessa data, due anni fa, le Aquile di Bamako avevano centrato la qualificazione alla Coppa d’Africa egiziana.

Ad un passo dalla qualificazione pure l’Egitto (nonostante l’assenza di Salah, bloccato dal Covid-19) e il Marocco, mentre a causa di qualche leggerezza di troppo, Ghana e Nigeria dovranno ancora pazientare prima di festeggiare.

In una partita che passerà alla storia per il capitombolo del ct sudanese Hubert Velud (dopo quello di settimana scorsa, quando era stato spintonato dall’arbitro), a complicare i piani del Ghana è stato un gol allo scadere di Mohamed Abdelrahman, che ha permesso al Sudan di tornare alla vittoria sulle Black stars dopo 19 anni, rimescolando completamente le carte nel gruppo C.

Ancora più incredibile l’harakiri delle Super eagles: avanti di 4 reti, la Nigeria si è fatta riacciuffare dalla modesta Sierra Leone nella partita casalinga, non andando poi oltre lo 0-0 nel match di ritorno.

La politica sullo sfondo

Gol, emozioni, ma anche tanti significati extracalcistici. Come non mai, in questa tornata di qualificazioni, la politica ha fatto da sfondo al campo. Prendete ad esempio l’Etiopia: mentre nel paese imperversa la guerra civile, la nazionale ha superato il Niger con un rotondo 3-0, rilanciandosi nel gruppo D alle spalle di Costa d’Avorio e Madagascar.

Una vittoria dal sapore socio-politico, anche perché i giocatori etiopi hanno esultato con il saluto militare, schierandosi apertamente con il governo federale di Abiy Ahmed, impegnato a reprimere la rivolta nella regione del Tigray.

Prestigiosa anche la vittoria ottenuta dal giovanissimo Sud Sudan sull’Uganda, anche se le Gru di Kampala mantengono il secondo posto nel gruppo B alle spalle del Burkina Faso, che gli garantirebbe la qualificazione. Basta un punticino, infine, alle Comore per trasformare in realtà il debutto in Coppa d’Africa.

Così come può sognare in grande il piccolo Gambia, una delle nuove proposte più affascinanti del panorama africano: gli Scorpioni, in lotta per la vetta del gruppo D con Gabon e Repubblica democratica del Congo, stanno provando a raccogliere i frutti di una generazione d’oro cresciuta calcisticamente all’estero (72 calciatori gambiani militano nelle prime due divisioni di campionati esteri) e guidata dal bolognese Musa Barrow.

Un nuovo idolo in grado di far sognare il popolo gambiano dopo il leggendario Biri Biri, lo Scorpione più forte di ogni epoca, scomparso quest’estate e omaggiato prima della gara con il Gabon.