Halima Ismail Ibrahim, presidente della Commissione elettorale

È entrata in vigore in Somalia la nuova legge elettorale. Sarà applicata per la prima volta in dicembre, quando sono previste le prossime elezioni legislative. Dopo essere stata approvata dai due rami del parlamento – People’s Hall e Upper House – il 21 febbraio, la legge è stata firmata dal presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, durante la cerimonia a Villa Somalia per la chiusura dei lavori dell’ultima sessione del parlamento.

Dunque dopo cinquant’anni i membri del parlamento saranno eletti direttamente dalla popolazione. L’ultima elezione multipartitica a suffragio universale fu quella del 26 marzo 1969, appena prima del colpo di stato che portò al potere Siad Barre, che lo mantenne fino al 1991. Seguirono oltre due decenni di guerra civile e poi un periodo di transizione in cui sono state effettuate tre tornate elettorali – 2009, 2012 e 2017 – in cui fu usato un complicato sistema che dava il potere di voto ai rappresentanti dei clan.

Nel 2017 il parlamento fu eletto da circa 14.000 delegati nominati appunto dai maggiorenti dei clan (nelle tornate precedenti il numero dei delegati era di molto inferiore). I parlamentari elessero poi il presidente in carica. Quel sistema, hanno sostenuto molti osservatori, di fatto emarginava i giovani, le donne e le minoranze etniche.

Il lungo processo per arrivare alla formulazione e all’approvazione delle nuova legge è stato spinto dalla Commissione elettorale (Niec – National Independent Electoral Commission of Somalia) – entrata in funzione il 22 luglio del 2015, dopo aver giurato davanti al parlamento, che ne aveva approvato la composizione. La Niec è composta da nove commissari tra cui due donne. Donna anche la presidente Halima Ismail Ibrahim.

La nuova legge prevede un sistema elettorale maggioritario in cui i seggi sono assegnati in base ai voti avuti dai partiti che partecipano alle elezioni. Il parlamento vota per scegliere il presidente e per il primo ministro. Quest’ultimo deve appartenere al partito o alla coalizione di maggioranza. Impone anche di riservare il 30% dei seggi alle donne.

Gli ostacoli

L’occasione è certamente di importanza storica. Ne è convinto il presidente somalo al momento della firma, ma anche James Swan, speciale rappresentante del segretario generale dell’Onu, che ne ha informato il Consiglio di Sicurezza. Ma entrambi hanno anche osservato che non si possono minimizzare i numerosi problemi che dovranno essere superati per condurre elezioni minimamente credibili.

Primo fra tutti la formazione del registro elettorale. Halima Ismail Ibrahim ha comunicato che la commissione elettorale si propone di registrare nei prossimi mesi dai due ai tre milioni di elettori, ma ha premesso che saranno ingaggiati esperti per definire le modalità di registrazione, in modo da evitare contestazioni. Una buona parte della popolazione somala vive infatti all’estero, o in campi profughi sia in Somalia che nei paesi vicini.

Le operazioni pre-elettorali, e poi il voto, si svolgeranno inoltre in un contesto politico problematico per diversi aspetti. Le tensioni esistenti tra il governo federale e gli stati federati non aiuterà certamente un ordinato e credibile processo elettorale. Così come il clima di generale insicurezza dovuto all’intensificarsi e differenziarsi delle attività del gruppo terroristico al-Shabaab, nello stesso momento in cui comincia il processo di riduzione delle forze della missione di pace, Amisom.

Nel dibattito al Consiglio di sicurezza è stata menzionata anche la situazione climatica, caratterizzata da devastanti alluvioni seguite da altrettante devastanti siccità, come fattore destabilizzante e dunque poco favorevole allo svolgimento delle elezioni.

Non mancano neppure critiche alla legge in quanto tale. Alcuni oppositori sostengono che diversi articoli non sono in linea con i dettami della Costituzione mentre altri sono di impossibile applicazione e altri ancora sono poco chiari, così che si prestano a diverse interpretazioni del processo elettorale e a manipolazioni dei risultati.

Ma la volontà politica di svolgere le elezioni è stata espressa in modo chiaro dal rappresentante della Somalia nella discussione al Consiglio di sicurezza: «Voglio assicurarvi che siamo determinati a rispettare il principio di tenere le elezioni nei termini previsti e a trasferire il potere in modo pacifico e ordinato».