Niger / Elezioni
In Niger il voto per eleggere il nuovo presidente sta assumendo dinamiche sempre più scandalose. Domenica prossima c’è il ballottaggio. Ma uno dei due candidati è in cella e la principale coalizione di opposizione ha annunciato che non parteciperà al voto. Di fatto il candidato unico è il presidente uscente Mahamadou Issoufou.

Il paese il prossimo 20 marzo deve andare a votare per il ballottaggio da cui uscirà il nuovo presidente del paese. Ma l’esito del voto è scontato. Le schede indicheranno due nomi: il presidente uscente, Mahamadou Issoufou, e il suo principale oppositore, l’ex premier Hama Amadou. Nel primo turno, che si è svolto il 21-22 febbraio, Issoufou ha ottenuto il 48,4% dei voti, mentre il suo avversario si è fermato al 17,7%. Tanto è bastato, però, per impedire al capo di stato uscente di superare la soglia del 50% che gli avrebbe permesso di vincere con un «colpo da Ko», sue testuali parole, e ristabilire subito le gerarchie nel paese.

Candidato in cella
Fin qui tutto appare abbastanza normale. Allora dove sta l’elemento surreale di questo voto? Hama Amadou è rinchiuso in cella nel carcere di Filingue, a 200 km dalla capitale Niamey, dal 14 novembre 2015 perché implicato, assieme ad altri 20 imputati, in un caso di traffico di minori provenienti dal sud-est della Nigeria, con l’intento di rivenderli per migliaia di dollari facendoli passare attraverso il Niger.
Di conseguenza, il principale avversario dell’attuale presidente ha svolto tutta la sua campagna elettorale da una cella del carcere.
Da quando il caso del traffico di minori è scoppiato, nel 2014, Amadou e i suoi sostenitori hanno sempre denunciato un complotto politico nei suoi confronti rigettando le accuse. L’ex-premier lasciò il paese rifugiandosi a Parigi nell’agosto dello stesso anno, dopo che il parlamento nigerino aveva approvato la sua comparsa di fronte alla giustizia. Nel novembre scorso Amadou ha però deciso di rientrare in patria per partecipare al voto, ma al suo arrivo all’aeroporto è stato arrestato.
Nonostante ciò la Corte costituzionale del Niger, il 9 gennaio scorso, ha comunque stabilito valida la sua candidatura presentata dai suoi sostenitori.

Clima pesante
Non ci si può stupire, dunque, se la tensione nel paese si sia acuita, specie negli ultimi mesi in cui ci si è avvicinati al voto. «Come si può fare campagna elettorale da dietro le sbarre di un cella?»; «il trattamento tra i due candidati è sleale» sono le affermazioni pronunciate dall’opposizione. I legali di Amadou hanno presentato per ben tre volte la richiesta di libertà provvisoria per il loro assistito, ma in tutti e tre i casi sono state respinte e giudicate “inammissibili”. L’ultimo “no” è arrivato proprio due giorni fa dalla Corte d’Appello. La nuova richiesta era stata motivata da motivi di salute. Secondo il suo medico, l’ex presidente dell’Assemblea nazionale sarebbe affetto da una malattia cronica per la quale viene seguito solitamente ogni tre mesi in un ospedale americano in Francia. Amadou, infatti, è stato ricoverato per la seconda volta in due settimane nell’ospedale del distretto di Filingue, non molto lontano dal carcere dov’è detenuto.
Questi rifiuti non hanno fatto che aumentare il livello dello scontro tra i rispettivi sostenitori di governo e opposizione. Nel mese di dicembre alcune sedi del partito al potere, il Partito nigerino per la democrazia e il socialismo (Pnds), hanno subito degli attacchi e a metà dello stesso mese il presidente Issouffou ha annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di stato ai suoi danni da parte di un gruppo di ufficiali militari. «L’obiettivo di questi individui guidati da motivazioni sconosciute era di rovesciare le istituzioni democraticamente elette», aveva detto il presidente Issoufou il giorno dopo il tentato golpe. Nei giorni successivi almeno tredici persone sono state arrestate nell’ambito delle indagini sul golpe sventato. Sono in molti a ritenere che Issoufou abbia montato il caso per fare ripulisti delle persone dissidenti nell’esercito e screditare ulteriormente l’opposizione.

L’altro paradosso
Con questo clima si è giunti al voto di febbraio. Già dopo la pubblicazione dei risultati provvisori la coalizione dei partiti d’opposizione, Coalizione per l’alternanza (Copa 2016), ha denunciato brogli e irregolarità (lo spoglio sarebbe dovuto avvenire in 2-3 giorni, ne sono stati impiegati 5), minacciando di non accettare l’esito delle urne.
Avvertimento che poi si è trasformato in realtà quando, l’8 marzo, il Copa 2016 ha annunciato che boicotterà il secondo turno chiedendo ai suoi rappresentanti di ritirarsi dalla commissione elettorale.
Dopo questo annuncio si pensava che alla diserzione dell’opposizione corrispondesse il ritiro di Amadou dal ballottaggio. Ma quest’ultimo non ha ritirato la propria candidatura.

Issoufou autoritario fa comodo
Ballottaggio, dunque, che si farà anche in queste condizioni. Con uno dei due candidati in carcere e con i partiti d’opposizione a suo sostegno che disertano l’appuntamento elettorale. Inutile dire che l’unico dato incerto sarà quello delle percentuali sulla partecipazione (il primo turno del 67,16%) perché per il resto il risultato finale è scontato.
Da quando Issoufou è salito al potere, nel 2011, attraverso elezioni corrette, il grado di democrazia nel paese è diminuito gradualmente. Il presidente si è pian piano arroccato su posizioni di potere invece di occuparsi del suo popolo (il Niger è uno degli ultimi 10 stati nel mondo per Pil pro capite).
Issoufou si è mostrato sempre più autoritario, ostacolando le manifestazioni dei dissidenti.  Molti osservatori ed esperti internazionali ritengono che il dossier su Amadou, che lo coinvolgerebbe nel caso del traffico di minori, sia sostanzialmente vuoto, il che avvalorerebbe la tesi di un complotto. Issoufou ha detto che non è lui a volere Amadou in carcere e che la giustizia nigerina è indipendente, ma è difficile credergli dato che tutta l’élite nigerina è al suo fianco.
Una cosa è certa, il Niger si trova in una zona nevralgica del continente. “Accerchiato” da una triplice minaccia che porta il marchio del jihad: il Fezzan libico, l’instabile Nord del Mali e i nigeriani di Boko Haram, vicino al lago Ciad. La sua stabilità è quindi fondamentale per la lotta al terrorismo. E anche chiave pratica, vista la possibile missione militare nella vicina Libia per combattere l’Is. Per questo Usa e Francia “sommessamente” sperano di vedere rinnovato il mandato di Issoufou.

Nella foto in alto un giovane ragazzo osserva uno dei pochi cartelloni elettorali che sostengono il candidato dell’opposizione nigerina Hama Amadou. (Fonte: AFP/Issouf Sanogo)

Aggiornamento:
La mattina di mercoledì 16 marzo Hama Amadou è stato dimesso dalla clinica di Filingué e in serata è stato trasportato con un aereo speciale a Parigi per essere ricoverato nell’ospedale americano di Neuilly. Secondo i suoi sostenitori il suo stato di salute si sarebbe notevolmente aggravato. Non è stato reso pubblico da quale malattia sia affetto. A questo punto sono attesi ulteriori aggiornamenti anche in vista del ballottaggio presidenziale nigerino, in cui è Amadou è candidato, che dovrebbe tenersi domenica.