Kenya
Ad un anno dall’attacco terroristico al centro commerciale di Nairobi, rivendicato da Al-Shabaab, il paese vive ancora nell’insicurezza.

Oggi, 19 settembre, il Kenya ricorda con commozione e non in modo rituale, l’attacco terroristico al centro commerciale Westgate che ha scioccato il paese e il mondo intero. Il Daily Nation, il più diffuso quotidiano kenyano, dedica all’avvenimento le prime 3 pagine e un inserto speciale di 28, per «onorare i morti e quelli che hanno combattuto. Gli uomini e le donne che hanno rischiato le proprie vite per salvarne altre».

Sono stati infatti normali cittadini a compiere atti di eroismo e ad evitare che il numero delle vittime fosse ben maggiore dei 67 accertati, mentre le forze dell’ordine, a parte l’impegno individuale di alcuni agenti, hanno dimostrato tutta la loro incapacità di gestire la situazione, fin dall’individuazione dei terroristi.

Due terroristi sarebbero arrivati in aereo da Entebbe (Uganda) e dunque avrebbero passato i controlli aeroportuali senza problemi. Il giorno dell’attacco, poi, hanno potuto muoversi in città, facendo un lungo tragitto nel traffico del sabato mattina da Eastleigh, la zona abitata dalla comunità somala, a Westland, dove si trova il centro commerciale, con un carico di armi sufficiente a uccidere 1000 persone senza destare nessun sospetto, come ricorda il Daily Nation. L’operazione messa in atto poi per stanare i quattro terroristi avrebbe potuto essere migliore. È stato utilizzato l’esercito (foto), mandando sul luogo militari non addestrati a fronteggiare azioni terroristiche. È mancato il coordinamento tra l’esercito e i servizi di sicurezza, i cui agenti erano sul posto in abiti civili e non riconoscibili. L’informazione delle agenzie di intelligence si è rivelata scarsa e non accurata.

L’attacco al Westgate e la sua maldestra gestione hanno causato un danno gravissimo al turismo, uno dei settori portanti dell’economia kenyana, e hanno disincentivato anche gli investimenti stranieri in altri settori. Alcuni paesi, e in particolare Regno Unito, Stati Uniti ed Australia, hanno infatti molto scoraggiato i viaggi e la permanenza dei loro cittadini in Kenya, arrivando addirittura a richiamare i volontari impegnati nella realizzazione di progetti di sviluppo. L’attacco al Westgate e gli altri, numerosi, sulla costa hanno inoltre causato un senso di insicurezza ancora palpabile, che si acutizza ad ogni azione antiterroristica di una certa rilevanza.

Ieri circolavano voci, difficile dire quanto e come fondate, che i terroristi di Al-Shabaab, per rappresaglia contro l’uccisione del loro leader, Ahmed Godane, nell’attacco aereo americano di un paio di settimane fa, starebbero preparando azioni ancor più spettacolari di quella al Westgate sia a Mombasa che a Nairobi. Obiettivi: un altro centro commerciale e cinque scuole. Per ora sono voci, ma l’umore del paese ne risente.

Per fronteggiare al meglio la situazione, dicono le autorità kenyane, recentemente è stato sostituito il direttore generale dei servizi di sicurezza nazionale. Il presidente Kenyatta ha dichiarato nei giorni scorsi di aver incaricato il generale maggiore Philip Wachira Kameru proprio per i suoi successi nel raccogliere informazioni in Somalia, durante le operazioni militari dell’esercito kenyano contro il gruppo terroristico qaidista, che hanno portato al controllo della loro base maggiore, la città di Kisimayo.