Dove va il cinema africano
Presentazione del film tratto dal romanzo di Aminata Fall.

ndayeIl film è tratto dall’omonimo romanzo di Aminata Fall. La storia inizia con un’aggressione ai danni di Nalla, giovane benestante, che viene salvato dal meccanico Andrè, che lo introdurrà nel mondo della lotta ed al suo universo mistico. L’incontro con questa antica disciplina sarà per lui occasione di crescita: il ragazzo impara un metodo fatto di costanza, rigore fisico e spirituale, che lo preparerà al combattimento quotidiano con la vita.  
 
Come mai ha scelto di realizzare un film sulla lotta?
 
Il cinema senegalese affronta tematiche moderne, legate alla città, al disagio, non si tratta di un cinema “di villaggio”. Mi interessava portare alla ribalta questo sport nazionale, da noi chiamato lamb, che è unico poiché racchiude elementi della modernità e forti eredità tradizionali. In Senegal è più famoso del calcio, e gli sponsor vi investono molto: i lottatori famosi guadagnano anche 150, 200.000 euro ad incontro. D’altro canto, la lotta è anche un fenomeno culturale ed artistico, persino religioso. I lottatori eseguono ritmi e danze prima degli incontri, e devono inoltre prepararsi molto seriamente da un punto di vista spirituale: c’è bisogno di isolamento, concentrazione, rigore, e vengono anche svolti dei rituali mistici.  
 
Quali sono il messaggio, i valori che voleva trasmettere?
 
Voglio far capire che la lotta non è solo uno sport, ma anche una forma di cultura. Il lottatore non è solo un semplice atleta, ma un saggio che interpreta la lotta come uno stile di vita. I giovani senegalesi prendono i lottatori come esempi di comportamento, per la loro disciplina e determinazione. Nel film, il protagonista Nalla si avvicina alla lotta e questa diventa per lui un percorso formativo, di emancipazione. Volevo inoltre mostrare, per una volta, una pratica positiva, una tradizione ricca dell’Africa. Troppo spesso quando si pensa al nostro continente lo si associa al concetto di miseria, materiale e morale: si tratta di una generalizzazione, l’Africa non è soltanto questo.
 
Che cosa è necessario  al cinema africano per affermarsi sulla scena mondiale, uscire da quella che potremmo definire una nicchia?
 
Nei nostri Paesi e a livello internazionale, manca la volontà di investire nella produzione, di fare del nostro cinema una vera e propria industria culturale. C’è una carenza di riflessione su questo da parte dei governi. Bisogna capire che è importante favorire la cultura, finanziarla. Una volta stabilite delle buone condizioni economiche, ci sarà il terreno adatto per lo sviluppo di creatività ed invenzione: un esempio da imitare è la Francia, che considera l’espressione cinematografica un patrimonio nazionale ed attua delle politiche di finanziamento della produzione francese.

 


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