La Sadc assicura il giuramento del governo entro il 13 febbraio
L’epidemia di colera non si arresta, nessuna soluzione per la crisi economica. I leader della regione cercano di imporre una soluzione allo stallo politico entro metà febbraio. Intanto Mugabe è sempre più isolato.

Sono ormai più di 3000 le vittime in Zimbabwe per l’epidemia di colera che ha colpito il paese dall’agosto scorso. Nonostante la fase acuta dell’epidemia sembrasse ormai superata, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato un drammatico incremento delle morti per malattia: quasi mille, in meno di due settimane. La situazione è completamente fuori controllo, con il sistema sanitario nazionale al collasso e oltre 57 mila contagiati. Aumentano le tensioni lungo i confini: in Sudafrica sono stati registrati 2.600 casi di contagio e 31 decessi. La crisi economica che in pochi anni ha trascinato uno dei paesi più benestanti dell’Africa nel baratro fa sentire i suoi effetti anche sul sistema di approvvigionamento dell’acqua, che, senza manutenzione, è ormai fuori uso e contribuisce al diffondersi dell’epidemia.

Con un tasso di disoccupazione ormai superiore all’80% e un’iperinflazione galoppante, la Banca Centrale del paese non trova altra soluzione che emettere ciclicamente suo mercato nuove banconote; l’ultima del valore di 3 miliardi di dollari zimbabwani, del valore di circa 20 euro. Medici, insegnanti e molte altre categorie di lavoratori scelgono di lasciare l’impiego perché raggiungere il posto di lavoro, sia con propri mezzi che con mezzi pubblici, è troppo costoso. 5 milioni di cittadini, quasi la metà della popolazione nazionale, dipende dagli aiuti alimentari.

Intanto continua lo stallo politico: l’ultimo incontro tra il presidente Robert Mugabe e il leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai si è chiuso ieri senza formalizzare un accordo per la formazione del governo di unità nazionale.

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, Tsvangirai, avrebbe infine deciso di accettare la carica di primo ministro (nonostante fino a ieri si fosse detto contrario), soprattutto per le pressioni dei leader della Sadc, la Comunità degli stati dell’Africa australe, i cui leader ieri hanno annunciato per il prossimo 13 febbraio l’insediamento del nuovo esecutivo, fissando per l’11 febbraio “il giuramento del premier e del vicepremier”, dopo che il Parlamento, il 5 febbraio avrà approvato l’emendamento costituzionale necessario per la creazione della figura di premier.

Non è chiaro se verranno rispettate le richieste dell’opposizione, che per entrare nel governo chiede l’assegnazione del ministero dell’Interno e la scarcerazione degli oppositori del regime Mugabe.

Il fronte contro Mugabe si allarga

Sulla drammatica situazione del paese sono intervenuti con forza anche i vescovi dell’Africa australe, riuniti in Conferenza episcopale a Pretoria, in sudafrica, e hanno chiesto a Robert Mugabe di dimettersi da presidente, per “dare spazio ad un governo di unità nazionale ad interim che permetta al più presto lo svolgersi di elezioni libere sostenute e validate dalla comunità internazionale.” I vescovi hanno inoltre invitato i governi e le istituzioni di tutta l’Africa australe a chiudere i rapporti con il regime di Mugabe. “La sua presenza al potere è un atto illegittimo che sta causando un genocidio” hanno concluso i vescovi. Si tratta della dichiarazione più forte sinora rilasciata dalla Chiesa cattolica locale sulla situazione in Zimbabwe.

Intanto, dopo l’approvazione di nuove sanzioni contro il regime di Mugabe da parte dell’Unione europea (che ha esteso il divieto di ingresso nell’Ue e il congelamento di beni ad altre 26 persone e 36 compagnie legate a Mugabe), anche il neo Presidente Usa Barack Obama sta spingendo su Russia e Cina per far approvare una serie di sanzioni “dure” contro il governo dello Zimbabwe. Nel giugno 2008 il veto di Mosca e Pechino bloccò una risoluzione di sanzioni contro Mugabe in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Harare potrebbe essere colpita anche in uno dei pochi commerci che le permettono ancora di sopravvivere: i paesi europei hanno infatti chiesto al ‘Processo di Kimberley’, il meccanismo internazionale che monitora il commercio di diamanti, di controllare lo Zimbabwe, che non starebbe rispettando i suoi obblighi. La particolare situazione del paese rende infatti praticamente impossibile controllare il commercio illegale.

Per approfondire:

“Zimbabwe: è allarme colera”, 01/12/2008

“Zimbabwe: 5 milioni a rischio fame”, 14/10/2008

“Zimbabwe: attivisti in carcere”, 31/12/2008

“Niente sanzioni per lo Zimbabwe”, 14/07/2008