Bennet è in carcere da Venerdì 13 febbraio
Non è nemmeno riuscito a presentarsi alla cerimonia per ricevere l’incarico di viceministro per l’opposizione, Roy Bennet: è stato arrestato al suo arrivo in Zimbabwe. Resterà in carcere almeno fino al 4 marzo. Ma l’attività del nuovo governo di unità nazionale intanto è cominciata.

Inizia decisamente in salita il cammino del nuovo governo di unità nazionale dello Zimbabwe: oggi la Corte penale di Mutare (città a 270 chilometri dalla capitale Harare), ha prorogato fino al 4 marzo la detenzione per il viceministro dell’agricoltura Roy Bennet, con l’accusa di terrorismo.

Bennett, tesoriere del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), partito di opposizione, è in carcere da venerdì, da quando è rientrato nel paese dopo anni di auto-esilio in Sudafrica, per partecipare alla cerimonia di insediamento del governo. È stato arrestato non appena ha messo piede fuori dall’aereo. Le accuse a suo carico sono state cambiate per ben 4 volte, prima che la procura decidesse di incriminarlo per “possesso illegale di arma da fuoco allo scopo di commettere atti di banditismo, terrorismo e guerriglia”. Bennett, controverso ex latifondista di origini inglesi, la cui proprietà sei anni fa è stata sequestrata dallo stato in base alla riforma agraria imposta da Mugabe, dovrà rispondere anche all’accusa di aver violato le disposizioni in materia di immigrazione per aver tentato di lasciare illegalmente il paese.

Martedì intanto si è tenuta la prima riunione del consiglio dei ministri, con la partecipazione del presidente Robert Mugabe e del le emergenze del paese, da quella sanitaria (l’epidemia di colera ha già fatto oltre 3700 vittime e ha contagiato quasi 79mila persone) a quella alimentare e alla crisi economica (nel paese la disoccupazione supera il 95%, e l’inflazione batte livelli record). Su Bennet Tsvangirai si trova così ad avere le mani legate: le sue richieste di liberare i prigionieri politici e gli attivisti per i diritti umani messi in carcere dalla polizia di Mugabe sono rimaste finora inascoltate. La delicata fase che il partito sta affrontando non gli permette di alzare troppo la voce, e nonostante alle sue richieste si uniscano anche Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani (come Amnesty International), e diversi paesi della comunità internazionale, l’Unione africana e la comunità degli stati dell’Africa australe (Sadc) continuano ad usare il guanto di velluto con Mugabe, che mantiene saldamente il potere e la guida del paese.

Per approfondire (usando il motore di ricerca in alto):
Zimbabwe: attivisti in carcere, 31/12/2008