Zimbabwe / Gukurahundi

Nei giorni scorsi il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, si è impegnato a facilitare la riesumazione e la sepoltura delle vittime della feroce repressione attuata dal regime del suo predecessore, Robert Mugabe, negli anni ’80.

Tra il 1983 e il 1987 si ritiene quasi 20mila civili di etnia ndebele siano stati uccisi dalle forze della famigerata “Brigata 5” nel sud dello Zimbabwe – in quello che è noto come il massacro del Gukurahundi, nel Matabeleland – solo perché sostenitori dell’avversario politico di Mugabe, Joshua Nkomo.

I loro corpi furono gettati in miniere in disuso e fosse comuni. Nessun procedimento penale è mai stato aperto per il genocidio e non c’è stata nessuna scusa pubblica. Anni dopo Mugabe disse solo che si trattò di «un momento di follia». Solo ora il governo ha promesso di organizzare incontri pubblici, in una sorta di percorso di riconciliazione, e di ricompensare in vari modi i parenti delle vittime.

Va ricordato che Mnangagwa era a capo della sicurezza in quegli anni e che l’attuale suo ministro dell’Agricoltura, Perence Shiri, era il comandante della “Brigata 5” proprio durante il Gukurahundi. (Times Live)