Zimbabwe / Europa

L’Unione europea ha deciso ieri di allentare le sanzioni contro Harare, nonostante le brutali repressioni delle forze di sicurezza sui manifestanti che lo scorso mese nella capitale hanno causato almeno 17 morti con migliaia di violazioni dei diritti umani.

Per questo, la settimana scorsa il parlamento europeo e la Gran Bretagna avevano invece chiesto l’estensione delle sanzioni contro il governo di Emmerson Mnangagwa per “uso sproporzionato della forza” nei confronti dei civili.

«Questa decisione è stata presa per incoraggiare l’impegno del governo nei confronti dello stato di diritto e dei diritti umani (…) Stiamo seguendo la situazione da vicino e siamo pronti ad adeguarci in base agli sviluppi sul campo», ha dichiarato Federica Mogherini, responsabile della diplomazia europea.

Due personaggi sono stati rimossi dalla lista delle persone sottoposte a una più attenta sorveglianza, tra cui Augustine Chihuri, ex capo della polizia nazionale sotto il regime di Robert Mugabe. Altri tre sono invece tuttora oggetto di controllo da parte dell’Unione europea, tra cui il vicepresidente Constantino Chiwenga, l’ex capo dell’aeronautica e attuale ministro delle Terre e dell’Agricoltura Perence Shiri, e il comandante delle forze armate Valerio Sibanda, che restano nella lista “inattiva” delle sanzioni. Le misure restrittive contro di loro sono state revocate ma possono essere reintegrate in qualsiasi momento, ha fatto sapere Mogherini.

L’Europa ha anche confermato l’embargo sulle armi contro la Zimbabwe Defense Industries, azienda per la produzione di armamenti legata ai militari.

Restano invece in vigore le sanzioni imposte 19 anni fa nei confronti dell’ex uomo forte del paese, il 95enne Robert Mugabe e di sua moglie, per i quali è vietato viaggiare in Europa e i cui beni nel continente restano congelati. Per Bruxelles l’ex presidente mantiene un ruolo molto influente nel paese e Grace Mugabe gode ancora del sostegno del partito al potere. (Times Live)