Zimbabwe

Ha scioccato la comunità internazionale l’ondata di violenza dell’esercito contro i manifestanti in Zimbabwe nei giorni scorsi, violenze che sembrano non fermarsi secondo testimonianze che descrivono soldati che ieri stavano ancora girovagando per le strade della capitale aggredendo la gente, anche dopo che il presidente ha definito la violenza delle forze di sicurezza “inaccettabile”, promettendo l’apertura di un’inchiesta.
Una promessa già fatta, senza esiti, lo scorso agosto, dopo che i militari dispersero una manifestazione dell’opposizione sparando proiettili veri, uccidendo almeno 6 persone.

Lunedì il presidente Emmerson Mnangagwa ha interrotto il tour che sta compiendo in Europa – e che avrebbe dovuto concludersi al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera – per rientrare nel paese, visti i crescenti allarmi per la brutalità di soldati, polizia e bande giovanili del partito di governo, impegnati in una feroce repressione delle proteste, iniziate il 14 gennaio dopo l’annuncio dell’aumento (del 150%) dei prezzi del carburante e dei generi di prima necessità.
La commissione per i diritti umani dello Zimbabwe accusa le forze di sicurezza di torture sistematiche.

«Non c’è alcuna ragione per questi attacchi sfrenati» sostiene il direttore per l’Africa meridionale di Human Rights Watch, Dewa Mavhinga, secondo cui «il governo di Mnangagwa ha tolto la maschera», dopo che centinaia di persone sono state ferite o arrestate, in una repressione delle proteste che ha causato almeno 12 morti.

Dal Sudafrica Mavhinga ha detto ai giornalisti che i militari hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo spettatori e manifestanti. Le forze di sicurezza poi, sono andate di casa in casa ad Harare, Bulawayo e in altre città, picchiando e torturando i civili. Il governo del presidente Mnangagwa, ha detto ancora l’attivista per i diritti umani, è come quello del dittatore Robert Mugabe, ma opera con «un sistema ancora più sfacciato».

Le sparatorie in pieno giorno e la chiusura di Internet sono estreme e senza precedenti, ha concluso Mavhinga, esortando il Sudafrica, la Comunità di sviluppo dell’Africa australe e l’Unione africana a fare pressioni per fermare gli abusi, condannati di recente anche dall’Unione Europea. (News 24 / BBC)