MDC e ZANU-PF alla resa dei conti
È rottura tra il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e il primo ministro, Morgan Tsvangira. Il premier ha sospeso i lavori del governo di unità nazionale, finché non saranno interrotti gli abusi commessi nei confronti dei militanti del suo partito. A far scoppiare il caso, l’arresto, mercoledi, del deputato Roy Bennett.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo l’arresto in Zimbabwe, mercoledì 14 ottobre, di Roy Bennett, il primo ministro Morgan Tsvangirai ha sospeso la partecipazione del proprio partito al governo di unità nazionale, formato insieme al presidente Robert Mugabe.

Mugabe «non è degno della mia fiducia» ha dichiarato Tsvangirai. L’arresto di Bennett dimostra che «il nostro movimento non dispone di un partner affidabile», ha aggiunto il primo ministro.

Roy Bennett, tesoriere del Movimento per il Cambiamento Democratico del premier Tsvangirai, designato Vice Ministro dell’Agricoltura, è stato di nuovo arrestato dopo che un tribunale ha deciso di procedere con le accuse di terrorismo mosse contro di lui, ancora nel febbraio scorso.

Esponente della classe di proprietari terrieri bianchi, che, nel paese, si è vista requisire le terre, con la riforma agraria del presidente Robert Mugabe, Bennett si trovava in esilio in Sudafrica. Quando è tornato nel paese per prendere parte alla cerimonia di insediamento del governo, il 13 febbraio scorso, è stato arrestato. Da allora entra ed esce di galera.

Tsvangirai ha dichiarato che fermerà ogni attività di governo, finché gli attacchi compiuti contro il suo partito non cesseranno.
Esercito, polizia e giudici rimangono infatti saldamente ancora nelle mani dello Zanu Pf del presidente Mugabe, mentre sono sempre più numerosi i processi imbastiti contro i deputati del Movimento per il Cambiamento Democratico.

Le accuse spaziano dallo stupro, al furto e dal terrorismo, al disturbo della quiete pubblica. Quest’ultimo caso, in particolare, riguarda l’arresto, il 9 agosto scorso, di 10 deputati che stavano andando al ministero delle Finanze per un incontro. Il gruppo era da pochi minuti in attesa di parlare con il ministro, quando 7 poliziotti armati sono arrivati ad arrestarli.

Casi simili continuano a ripetersi, nonostante l’accordo siglato tra tutti i partiti al governo, abbia offerto al regime di Mugabe la “riabilitazione”, con lo scongelamento dei fondi destinati a soccorrere l’economia del paese, ormai al collasso. Pochi giorni fa, la stessa Gran Bretagna, nemico numero uno del presidente Mugabe, ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari in favore del paese.

Ma la strategia dello Zanu Pf appare essere sempre più chiara: erodere il potere del premier, tentando di far decadere dalla carica i pochi seggi di vantaggio che il Movimento per il Cambiamento Democratico detiene in parlamento. Con una condanna a sei mesi di carcere, un deputato è costretto, infatti, a dimettersi dal proprio incarico.