Le presidenziali si terranno in primavera. Zuma è dato per favorito.
Il 25 agosto riprenderà il processo per corruzione contro Jacob Zuma. Forse: perché nel frattempo la Corte Costituzionale potrebbe decidere di chiudere definitivamente il caso. E perché Zuma potrebbe diventare presidente del Sudafrica in primavera.

Potrebbe cominciare il prossimo 25 agosto il processo a carico di Jacob Zuma, leader dell’African National Congress, il principale partito del Sudafrica, accusato di frode, riciclaggio di denaro sporco e corruzione. Il processo può riprendere grazie ad una recente sentenza della Corte Suprema che permette alla Procura di riaprire il caso. A fissare la data per la riapertura del processo (che era stato sospeso nel settembre scorso), è stata la corte di Pietermaritzburg; il processo può riprendere grazie ad una recente sentenza della Corte Suprema che permette alla Procura di riaprire il caso.

Il condizionale è comunque d’obbligo perché tra aprile e maggio si terranno le elezioni presidenziali, i cui pronostici danno Zuma come favorito (il partito ha già confermato la sua candidatura) e soprattutto perché il 24 giugno si terrà l’udienza in cui Zuma chiederà di annullare la causa. Una richiesta presentata alla Corte Costituzionale, che Zuma affronterà probabilmente già come presidente del paese, e che, se accolta, gli permetterà di chiudere tutti i suoi conti finora in sospeso con la giustizia.

Il leader dell’Anc è accusato di frode e corruzione nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla magistratura sull’accordo siglato nel 1999 dal governo di Pretoria con l’azienda francese Thales, per una fornitura di armi. Per la stessa vicenda, nel 2005 è stato condannato a 15 anni di reclusione il consigliere finanziario di Zuma, Schabir Shaik, episodio che ha costretto Zuma a dimettersi dal ruolo di vicepresidente del paese, allora guidato da Thabo Mobeki. Dal dicembre 2007 Zuma è alla guida dell’Anc, lo storico partito fondato da Nelson Mandela, grazie alle primarie che lo hanno visto battere proprio Mbeki.

È iniziato così un difficile periodo di convivenza: per la prima volta il capo di stato non era anche il leader del partito di maggioranza. Una situazione tesa che si è complicata in settembre, quando Thabo Mbeki è stato, di fatto, costretto alle dimissioni. L’uscita di scena di Mbeki ha portato all’estremo la spaccatura interna all’Anc, nata proprio per la divergenza di posizione nei confronti di Zuma, decretando la scissione e la nascita di un nuovo partito.