«Sul tema della gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo centrale è essenziale intensificare la collaborazione e la cooperazione tra i nostri due paesi in tutti i campi di comune interesse».

Così la ministra degli interni esordisce in occasione dell’incontro del 27 marzo 2021 con il ministro tunisino degli affari esteri, della migrazione e dei tunisini all’estero, Othman Jerandi, in visita al Viminale. I temi discussi sono stati la migrazione irregolare, il contrasto al traffico dei migranti e i rimpatri.

Un incontro che conferma un trend che già si era affermato durante la visita dei ministri dell’interno e degli esteri italiani in Tunisia dell’agosto 2020. Secondo quanto riportato dalla stampa, in tale occasione il governo italiano si sarebbe impegnato a finanziare con 11 milioni di euro, risparmiati dal capitolo accoglienza, misure di rafforzamento dei dispositivi di controllo della migrazione del governo tunisino.

Come abbiamo raccontato in quell’occasione, a fronte delle richieste inviate tramite accesso civico dall’Asgi, le autorità italiane rispondevano che durante le visite diplomatiche di agosto non era stato raggiunto alcun accordo.

Pochi mesi dopo, il 9 dicembre 2020, il ministero degli affari esteri e della cooperazione italiano (Maeci) ha sottoscritto un’intesa tecnica con l’Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi ed i progetti (UNops) per la realizzazione del progetto Support to Tunisia’s border control and management of migration flows, volto a sostenere il paese nordafricano nelle attività di controllo delle frontiere e di contrasto al traffico di migranti. Per la realizzazione del progetto sono stati stanziati 8 milioni di euro provenienti dal Fondo di premialità per le politiche di rimpatrio.

Dal fondo per il rimpatrio

Tale fondo, istituito dal Decreto Sicurezza bis nello stato di previsione del ministero degli affari esteri, è destinato a finanziare accordi con paesi terzi che hanno dimostrato una particolare collaborazione nelle riammissioni. Nella norma si legge che l’iniziale dotazione del fondo può essere incrementata mediante l’utilizzo di parte delle risorse del ministero dell’interno risparmiate sul capitolo accoglienza.

Sembra chiaro che tale finanziamento sia scaturito proprio dagli impegni assunti dai ministri italiani con gli omologhi tunisini nell’incontro di agosto 2020.

Attraverso richieste di accesso agli atti rivolte alla Farnesina, Asgi ha ottenuto l’Intesa Tecnica tra il Maeci e l’UNops, la Concept note del progetto e il Decreto di liquidazione relativo allo stanziamento degli 8 milioni all’UNops.

Nel decreto si legge che è necessario «riconoscere gli sforzi delle Autorità tunisine nella riammissione dei propri cittadini irregolarmente presenti in Italia, che risultano i primi per numero di rimpatri effettuati dall’Italia nel 2020». La nazionalità tunisina infatti è la prima per numero di rimpatri e di presenze nei Centri per il rimpatrio (Cpr).

Negli ultimi anni si è affermato un racconto della migrazione da quel paese dovuta solo a ragioni economiche. Tale narrazione ha favorito il consolidarsi di una prassi secondo la quale i cittadini tunisini, in quanto “presunti” migranti economici, sono soggetti a procedure rapide di rimpatrio a garanzie limitate e con l’alto rischio di violazioni dei diritti fondamentali, primo tra tutti il diritto a chiedere asilo in Italia.

Il contenuto dei documenti

Dalla lettura dell’Intesa tecnica e della Concept note del progetto, è possibile ricostruire le attività previste dal finanziamento. L’obiettivo del programma è fornire un servizio di manutenzione per sei motovedette veloci per un periodo di due anni, a sostegno della Guardia nazionale marittima tunisina. Il servizio coprirà la manutenzione ordinaria, la manutenzione straordinaria e i pezzi di ricambio delle sei navi.

Il progetto, della durata di 33 mesi, si concluderà a dicembre del 2023. La prima fase del programma è destinata alla “Definizione dei bisogni” e rappresenta, secondo la Concept note dell’UNops, una “chiave di volta”.

Durante questo periodo di 3 mesi, il Maeci si coordina con il ministero dell’interno tunisino per definire i bisogni specifici in termini di forniture. Al termine di questa fase, l’UNops si occuperà della fornitura dei beni e dei servizi, dall’approvvigionamento alla spedizione e alla consegna delle attrezzature e delle forniture alla destinazione finale, specificata dal ministero dell’interno tunisino.

Nella Concept note e nell’Intesa non viene fatto esplicito riferimento ai diritti umani. Solo nel paragrafo 9 della Concept note, dove vengono elencati i possibili rischi e le misure per alleviarli, è individuato un “Rischio per la reputazione dell’UNops” valutato “tenendo conto della funzione di controllo delle frontiere della guardia nazionale, che comprende l’area sensibile della migrazione illegale e la gestione dei potenziali rifugiati”.

Tra le misure proposte per alleviare questo rischio troviamo la possibilità di “effettuare una valutazione dei rischi per assicurare che le autorità tunisine non abbiano la tendenza a violare gli statuti internazionali sulla migrazione e sui diritti umani, e mettere in atto misure di mitigazione”.

L’agenzia sembra quindi accontentarsi di prendere in considerazione, nella sua valutazione, una “tendenza” al rispetto dei diritti umani, piuttosto che analizzare in maniera dettagliata la condotta delle autorità tunisine, non solo nelle operazioni di controllo della costa ma anche nella gestione complessiva della migrazione nel paese e nel rispetto dei diritti umani dei suoi cittadini.

Una seconda misura che si propone per alleviare il rischio “reputazionale” dell’agenzia riguarda la “definizione […] del ruolo di UNops per assicurarsi che quest’ultima non sia coinvolta in attività che possano rappresentare un rischio per la reputazione [dell’agenzia]”.

Sembra quindi trattarsi di una faccenda meramente tecnica, relativa esclusivamente alla reputazione dell’agenzia. Nell’attuale regime di gestione delle frontiere, la dimensione tecnica tende infatti a oscurare il carattere politico delle misure adottate e le conseguenze di queste sui diritti umani.

La Tunisia è strategica per fermare i migranti

È evidente come la Tunisia sia tornata alla ribalta nelle politiche europee di esternalizzazione, e le autorità del paese stiano gradualmente accettando le pressioni europee per il rafforzamento della sorveglianza dei confini marittimi. La Tunisia è un partner fondamentale delle politiche di controllo della mobilità poiché è allo stesso tempo paese di transito e di origine delle migrazioni verso l’Unione europea.

Per questo è fondamentale per l’Ue e l’Italia lavorare su due fronti: l’aumento dei rimpatri dei cittadini tunisini e il rafforzamento dell’operatività della guardia marittima tunisina, di modo che possa intervenire nelle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. In tal modo si metterebbe a punto un sistema di respingimento per procura simile a quello già sperimentato il Libia.

Le proteste che divampano nel paese nordafricano stanno decostruendo il discorso pubblico sviluppato dall’Unione e dai paesi membri negli ultimi anni sulla presunta “sicurezza” del paese. Secondo quanto denunciato dalla società civile, è in atto un processo di contrazione dei diritti e delle libertà che erano state conquistate con la rivoluzione del 2011.

In diversi luoghi del paese le autorità di polizia hanno risposto alle proteste con arresti, maltrattamenti durante la detenzione, e un generale irrigidimento delle misure di coprifuoco e limitazione alla libertà di movimento, che si sono andate a sommare a quelle già imposte dalla pandemia.

Parallelamente, diverse associazioni continuano a denunciare la detenzione illegittima ed il trattenimento dei migranti nel paese. Nonostante il ministero degli interni tunisino si sia trovato nell’occhio del ciclone nel 2020 a seguito di una pronuncia del tribunale amministrativo che dichiarava arbitraria la detenzione generalizzata dei migranti nel centro “El Ouardia”, tale condotta sembra reiterarsi. Dimostrando come la Tunisia non possa essere considerata tout court un paese “sicuro”, né per i suoi cittadini, né per i cittadini stranieri.

 

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