Politica / Difesa
Parte oggi in Senegal il primo Forum per la sicurezza e la pace in Africa. Autonomia e coordinamento nella difesa dalle nuove minacce come quella jihadista saranno i temi centrali. È stato voluto e ideato dalla Francia, che ormai non vuole più intervenire direttamente negli scenari africani.

Fortemente voluto dalla Francia, cavalcato dal Senegal, si apre oggi a Dakar il primo Forum per la sicurezza e la pace in Africa. Obiettivo: mobilitare il continente africano contro le sfide legate alla sicurezza e alla minaccia jihadista. Dopo l’Europa, il Medio Oriente e l’Asia, anche l’Africa si dota dunque di uno specifico Forum sulla sicurezza che riunirà i capi dello Stato di Senegal, Mali, Mauritania, Ciad, nonché i ministri degli Esteri e della Difesa, insieme ad Ong, attori economici ed esperti.
«Auspichiamo di poter discutere su ciò che domani dovrà essere la sicurezza. Gli africani, inoltre, dovranno discutere per trovare la forma per arrivare ad essere autonomi nel mantenimento della sicurezza stessa», sintetizza il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian. «Il Forum deve creare una cultura della sicurezza in Africa», ha aggiunto Le Drian, che si è fortemente impegnato nell’organizzazione di questo appuntamento con il presidente senegalese Macky Sall.
Sono segnali di un modus operandi, quello francese, che fa il paio con le strategie americane. Portare la Francia progressivamente, pur sostenendo le azioni militari, a non intervenire direttamente con il proprio esercito negli scenari africani siano essi caratterizzati da guerre civili che di contrasto al terrorismo.
L’idea del Forum è nata durante il summit sulla pace e la sicurezza di Parigi, che si è svolto nel dicembre del 2013. In quell’occasione il presidente Francois Hollande espresse con forza la sua convinzione, secondo cui – dopo gli ennesimi interventi militari  francesi in Mali e Repubblica Centrafricana – gli africani debbano  sviluppare le loro capacità di provvedere in modo autonomo alla loro  sicurezza, anche se la Francia continuerà a contribuire alla missione Barkhane (3.000 uomini) dispiegata nel Sahel.
Secondo i dati dell’Istituto di ricerca sulla pace internazionale di Stoccolma (Sipri), nel 2013 l’Africa ha registrato la più forte progressione mondiale in spese militari, dell’8,3%, a 44,9 miliardi di dollari. I bilanci militari di Algeria e Angola arrivano ai primi posti (10,4 miliardi e 6,1 miliardi di dollari) seguiti da Sudafrica (4,1 mld) e Nigeria (2,4 mld).
Ma problemi di formazione ed equipaggiamento continuano a  caratterizzare gli eserciti di tanti Paesi impegnati in missioni di pace regionali. A partire dai Paesi dell’Africa occidentale, con bilanci molto più modesti, tra i 150 e 200 milioni di dollari. Accanto a ciò, tuttavia, occorre considerare che la circolazione di armi leggere in Africa è un ostacolo non solo alla pace ma anche allo sviluppo. Una posizione chiara assunta durante il meeting dell’Unione africana a Lusaka venerdì scorso, dai 19 paesi del mercato comune dell’Africa australe e orientale (Comesa). «Le armi leggere sono economiche, poco ingombranti e facili da maneggiare», ha spiegato Sindiso Ngwenya, segretario generale di Comesa.
«L’eccessiva accumulazione» di queste armi in Africa e la loro «facile reperibilità, continuano a disturbare gli sforzi per portare pace», ha  proseguito Ngwenya, ed è proprio grazie a queste armi che vengono  compiuti «la maggior parte degli abusi dei diritti umani».
Il Forum di Dakar ha l’ambizione di diventare un appuntamento annuale sul modello delle conferenze sulla sicurezza di Monaco in Europa, Manama in Medio Oriente, Halifax in Canada o quella dello Shangri-La a  Singapore, focalizzata sulle questioni geostrategiche nel sud-est asiatico. Ai lavori di oggi e domani, sono attesi circa 300 partecipanti, tra cui i capi della diplomazia di Algeria, Nigeria e Camerun, ma anche responsabili militari nigeriani, francesi e ugandesi.
«Abbiamo fatto un vero lavoro per fare in modo che non sia solo un esercizio franco-africano. Siamo stati molto attenti agli equilibri», sottolinea Camille Grand, presidente della Fondazione per la Ricerca Strategica (FRS) di Parigi, che ha co-organizzato il Forum con l’Istituto Panafricano di Strategie (Ips) di Dakar. I gruppi armati jihadisti nel Sahel e la setta islamica nigeriana Boko Haram saranno al centro di questa prima edizione, insieme alla problematica degli Shabaab in Somalia. Tra gli altri temi, la sicurezza marittima, duramente colpita dalla pirateria nel Golfo di Guinea, i traffici d’armi e di droga, la crisi legata al virus dell’Ebola, nonché l’inevitabile legame tra sicurezza e sviluppo.

Nella foto in alto un soldato francese a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, l’8 dicembre del 2013. (Fonte: Herve Serefio, Reuters/Contrasto)