Summit Ue-Africa sulle migrazioni
Oggi a La Valletta è iniziato l’atteso vertice sulle migrazioni che vede la partecipazione di decine di capi di stato e di governo africani ed europei. L’Europa opterà ancora per un approccio securitario, offrendo aiuti allo sviluppo in cambio di facilitazioni nei rimpatri. Scarse le speranze di un'apertura sui corridoi umanitari.

Per capire che aria tirerà questo pomeriggio all’apertura dell’Ue-Africa Summit sulle migrazioni de La Valletta, a Malta, è sufficiente ascoltare l’intervista rilasciata alla vigilia dell’incontro dall’ambasciatore dell’Unione Africana a Bruxelles, Ajay Bramdeo.
Parlando all’emittente Vieuws ha definito un “insulto” il Fondo che l’Unione europea (Ue) si appresta a varare proprio a La Valletta con l’obiettivo di affrontare all’origine la cause della migrazioni in tre regioni considerate prioritarie: il Sahel, l’area del Lago Ciad e il Corno d’Africa. «Se fossi il capo di un qualsiasi stato dalla parte africana vedrei questo come un insulto». «Cosa sono» ha proseguito l’ambasciatore, «1.8 miliardi di euro per così tanti Paesi, su un periodo di 5 anni, rispetto ai 3 miliardi di euro offerti alla Turchia in un solo anno?».

Cattivi presentimenti
Questioni monetarie a parte, le dichiarazioni di Ajay Bramdeo sono espressione di un Summit che, salvo sorprese, non lascia presagire grandi aperture nella strategia portata avanti negli ultimi mesi dall’Ue.
Ma anche il continente africano dimostra di presentarsi ancora una volta ad un appuntamento importante senza una chiara posizione comune. Lo dimostra la scelta di Egitto e Marocco di essere rappresentati a Malta non dai capi di stato, ma dai ministri degli esteri. Si tratta di due paesi chiave nella gestione dei flussi migratori perché rappresentano i capofila dei Processi di Karthoum e Rabat, i due Forum con cui gli stati europei e africani stanno cercando di promuovere un dialogo permanente nella gestione dei flussi migratori.
Complessivamente saranno 90 le delegazioni presenti al Mediterranean Conference Centre di La Valletta (tra queste anche presenze discusse come quella Eritrea): attesi 22 capi di stato e di governo sul fronte europeo e 23 dalla parte africana (su 35 nazioni presenti). L’Italia sarà rappresentata dal primo ministro Matteo Renzi. A Malta ci saranno anche i rappresentanti di Organizzazioni regionali e internazionali (Nazioni Unite, Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, Ecowas e Croce Rossa) e paesi osservatori come Svizzera e Norvegia.

Bruxelles mira ai rimpatri
Venendo ai temi che saranno trattati, dalle bozze di risoluzione circolate emerge come l’Ue punterà ancora una volta su un approccio securitario. Scordatevi i corridoi umanitari, chiesti a gran voce dalla società civile, e possibili aperture su forme di migrazione regolare (salvo qualche possibile aumento delle quote per gli studenti africani o particolari categorie, ma i numeri resteranno limitati).
L’Ue cercherà soprattutto un accordo con la controparte africana sulla questione dei rimpatri e della riammissione dei migranti a cui viene negata la protezione umanitaria. Una componente fondamentale del piano che l’Europa sta sviluppando negli ultimi mesi e di cui gli “hotspot” rappresentando un perno essenziale.
È questo il vero scoglio al tavolo dei negoziati: perché un migrante possa essere riportato nel suo paese d’origine è, infatti, necessario che quest’ultimo abbia un accordo di collaborazione con l’Ue o con la singola nazione in cui il migrante si trova.

Strategia poco trasparente
Un accordo tutt’altro che facile da trovare. Ed è qui che entra in gioco l’EU Emergency Trust Fund for Africa, il fondo da 1.8 miliardi di euro che sarà annunciato ufficialmente al Summit. Risorse su cui già piovono le critiche sia dal fronte dei leader africani, sia da parte della società civile. Due sono i timori che circolano in queste ore: il primo è che il fondo possa essere utilizzato come una forma, seppur velata, di ricatto nei confronti degli stati africani per far accettare i rimpatri, il secondo è che queste risorse economiche non siano (come auspicato dalla Commissione europea) frutto di un nuovo impegno da parte dei paesi membri, ma vengano semplicemente dirottate da altre voci di spesa del bilancio Ue e del Fondo Europeo per lo Sviluppo. Su questo punto potrebbero esserci annunci di impegno proprio in occasione del Summit.
A margine dell’incontro è previsto anche un meeting informale del Consiglio europeo convocato per giovedì pomeriggio dal presidente Donald Tusk. La lettera di invito del presidente è forse il compendio più chiaro di quale sia la priorità europea, ovvero la salvaguardia del sistema Schengen che rischierebbe di crollare di fronte ai continui arrivi: 928 mila nei primi dieci mesi del 2015. Da qui la decisione di puntare al rafforzamento dei confini esterni dell’Unione. Con buona pace di quello che succede sulla porta di casa nostra.