Migranti / Rapporto sinistra europea
Una delegazione del gruppo parlamentare della sinistra europea, ha confermato i pericoli e i costi in termini di violazioni dei diritti umani della cooperazione tra Europa e Sudan per il controllo dei flussi migratori. Intanto, è stato depositato alla Corte europea per i diritti umani l’appello di 5 dei 43 sudanesi rimpatriati forzatamente da Ventimiglia lo scorso agosto senza aver potuto inoltrare richiesta di asilo.

La delegazione, composta da quattro parlamentari Gue/Ngl – Cornelia Ernst, Marie-Christine Vergiat, Josu Juaristi, Joao Pimenta Lopes – ha visitato il Sudan in dicembre, durante i giorni in cui la società civile e l’opposizione erano impegnati nella manifestazione pacifica della disobbedienza civile, e ha pubblicato nei giorni scorsi sul sito del gruppo il suo rapporto EU and Italian cooperation with Sudan on border control: what is at stake? (La cooperazione europea ed italiana con il Sudan sul controllo delle frontiere: che cosa c’è in gioco?)

La visita è stata causata dalla denuncia dell’aumento degli arresti di eritrei a Khartoum, e nel paese in generale, e dalle dichiarazioni del comandante delle Rapid Suppor Forces (Rsf), conosciuti in Sudan come i nuovi janjaweed. Episodi ampiamente riportati e commentati anche da Nigrizia.

Nel rapporto si trovano alcune importanti e preoccupanti conferme. La prima riguarda il ruolo cruciale delle Rsf, la milizia al comando dei servizi di sicurezza (Niss), nel controllo dei flussi migratori. La milizia è ben nota nel paese per i suoi attacchi ai civili, le continue violazioni dei diritti umani e l’assoluta impunità. La seconda riguarda la detenzione e la deportazione di vittime del traffico di esseri umani e di migranti che avrebbero diritto alla protezione internazionale. La delegazione non ha potuto muoversi da Khartoum, anche se aveva richiesto di recarsi alle frontiere dell’Est Sudan e della Libia. Ne ha tratto la conclusione che il paese è sotto uno stretto regime di polizia, in cui, in alcune zone, il territorio è controllato perfino da forze paramilitari.

La tedesca Cornelia Ernst, coordinatrice del comitato per le libertà civili del gruppo Gue/Ngl, ha commentato: “Le politiche europee di controllo delle frontiere stanno già fallendo in Europa. Imporre le stesse politiche in paesi come il Sudan è assurdo… Tentare di fare del Sudan un partner nella lotta dell’UE contro i rifugiati dell’Africa Orientale è una follia neocoloniale”.

Il portoghese João Pimenta Lopes aggiunge: “Ue e Sudan stanno cercando di trarre reciproco vantaggio dai flussi migratori per i loro propri interessi e per ragioni sbagliate… Nel fare questo, l’UE supporta direttamente le forze armate di un governo repressivo, legate a milizie, traffico e contrabbando di esseri umani, contribuendo perciò a ad un generale aumento nelle violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali”.

La presentazione del rapporto è avvenuta in concomitanza – e a supporto – della presentazione di un appello alla Corte europea per i diritti umani da parte di cinque sudanesi arrivati in Italia per chiedere asilo politico e che non hanno potuto farlo. I cinque sudanesi fanno parte del gruppo dei 43 rimpatriati forzatamente da Ventimiglia lo scorso agosto, in forza di un accordo tra le polizie italiana e sudanese. Il rimpatrio forzato, in violazione delle leggi in vigore e dei trattati internazionali firmati dal nostro paese, aveva suscitato lo sdegno della società civile italiana impegnata nella difesa dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. 

Foto grande: milizie Rsf
Foto piccola: migranti etiopi fermati alla frontiera con la Libia (fotogramma di un servizio trasmesso dalla Tv etiope)