Rapporto di Montpellier Panel
I cambiamenti climatici e l’aumento della domanda di cibo, acqua ed energia, esigono maggiori sforzi da parte dei paesi africani che hanno aderito alla Dichiarazione di Malabo, nel sostenere e sviluppare il settore agricolo. La sollecitazione è contenuta in un recente rapporto del Montpellier Panel.

Nei giorni scorsi, il Montpellier Panel, un gruppo di esperti africani ed europei nei settori agricoltura, commercio, ecologia e sviluppo globale, ha pubblicato un nuovo rapporto intitolato “Set for success: climate-proofing the Malabo declaration”.

La relazione esamina lo stato attuale degli obiettivi inseriti nella Dichiarazione di Malabo adottata durante il 23° summit dell’Unione africana, svoltosi alla fine di giugno 2014 nella capitale della Guinea Equatoriale, per sostenere lo sviluppo del settore agricolo, la trasformazione per una prosperità condivisa e sussistenza migliorata, oltre al raggiungimento dello Zero fame in Africa entro il 2025.

Lo studio sollecita i governi africani, che con la Dichiarazione di Malabo hanno confermato l’impegno ad assegnare almeno il 10% delle risorse pubbliche all’agricoltura, ad affrontare con rinnovato impegno le sfide relative al cambiamento climatico, aumentare il sostegno per i piccoli coltivatori e potenziare i programmi innovativi.

Secondo il rapporto, le attività agricole impiegano tra il 60 e il 90% della forza lavoro africana e rappresentano circa il 40% dei proventi da esportazione totali. Inoltre, milioni di piccoli agricoltori che possiedono meno di un ettaro di terreno, sono particolarmente vulnerabili agli aumenti di temperatura e agli eventi meteorologici estremi. Tutto questo, determina che gli impatti dei cambiamenti climatici costituiscano un rischio elevato per la crescita economica e la sicurezza alimentare dell’Africa.

Volontà politica e innovazione

Gli esperti del Montpelier Panel avvertono che la fame e la malnutrizione infantile potrebbero aumentare del 20% entro il 2050, vanificando in maniera significativa i benefici faticosamente conseguiti con gli Obiettivi di sviluppo del millennio e compromettendo anche il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, gli impegni assunti con l’accordo Cop21 di Parigi e la Dichiarazione di Malabo.

La relazione riconosce che il Programma nazionale di investimenti in agricoltura dei paesi africani ha introdotto l’adozione di politiche agricole favorevoli all’ambiente, un approccio che prevede un adattamento agli shock climatici e sottolinea una specifica conoscenza dei processi di innovazione in ambito rurale. Tuttavia, il paper incoraggia i paesi a spingersi oltre nel supportare progetti estensibili e sostenibili. 

Il documento mette in evidenza 15 pratiche di successo e programmi nelle seguenti categorie: leadership politica e capacity building, tecnologia e innovazione, attenuazione del rischio, intensificazione sostenibile della produzione agricola e fonti di finanziamento.

Viene, inoltre, portato come esempio un progetto in Malawi che utilizza le naturali proprietà fertilizzanti della Faidherbia Albida, una pianta azotofissatrice della famiglia delle Fabacee. Questi alberi fertilizzanti sono capaci di arricchire il terreno, rendendolo fertile e pronto ad accogliere le piante alimentari avide di nutrimento, come il mais, consentendo agli agricoltori di raddoppiare la produzione.

I due autori dello studio, Katrin Glatzel e Sir Gordon Conway, concludono che “la costruzione della resilienza nelle zone rurali e urbane, e la gestione dei rischi legati ai cambiamenti climatici, riguarderanno anche la capacità dei governi nel ridurre la vulnerabilità dei sistemi alimentari. Se i leader africani sapranno cogliere questa opportunità, le sfide del cambiamento climatico possono essere trasformate in opportunità per riformare e rafforzare i sistemi alimentari e raggiungere la sicurezza nutrizionale per tutti”.