NAMIBIA, UNA NAZIONE DEFILATA – DOSSIER MARZO 2019

È sempre il partito che ha condotto il paese all’indipendenza dal Sudafrica, trent’anni fa, ad avere in mano il consenso popolare e il potere politico. Il presidente uscente Hage Geingob avrà un secondo mandato. Stampa indipendente e stato di diritto controbilanciano la mancanza di un’alternativa politica.

Tra i paesi che andranno alle urne nell’anno elettorale dell’Africa, la Namibia sembra quello in cui sono meno probabili drastici cambiamenti. Messa tradizionalmente in ombra dall’attenzione tributata alle vicende politiche sudafricane e, negli ultimi anni, ai travagli dello Zimbabwe, dai giorni dell’indipendenza la Namibia raramente ha richiamato su di sé la luce dei riflettori. Una ragione è certamente la stabilità politica che ha sempre contraddistinto il paese.

Dopo essersi imposta nelle prime elezioni democratiche, tenutesi nel novembre 1989 sotto la supervisione dell’Onu, con un solido 57%, la South West Africa People’s Organization (Swapo, ora “Swapo Party of Namibia”) ha continuato a guardare i suoi oppositori dall’alto di una maggioranza assoluta che è ulteriormente cresciuta nel corso degli anni, dall’oltre 70% degli anni Novanta e Duemila fino all’80% del 2014, e le ha permesso di esprimere sempre il presidente, capo dell’esecutivo nel sistema semi-presidenziale delineato dalla Costituzione. Anche per l’imminente tornata elettorale, prevista per il prossimo novembre, il risultato sembra scontato.

Dopo i tre mandati portati a termine da Sam Nujoma, “padre della patria” e leader storico della Swapo, tra il 1990 e il 2005, e i due del suo successore, il coetaneo ed ex compagno di lotte (anche lui di etnia ovambo) Hifikepunye Pohamba, dalle urne dovrebbe uscire l’agevole riconferma di Hage Geingob, classe 1941, di origini damara, eletto alla massima carica dello stato nel 2015 dopo aver servito per dodici anni come…

Continua a leggere questo dossier e gli altri articoli di approfondimento e analisi del numero di marzo. Abbonati alla rivista mensile, cartacea o digitale! 

Nella foto Hage Geingob, presidente dal 2015, sarà riconfermato con il voto del prossimo autunno


 Rocco Ronza è ricercatore all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi)