Il regime mescola le carte
La recente raffica di arresti di oligarchi del vecchio regime evidenzia quanto sia intensa la lotta per il potere, dietro l’apparente compattezza del blocco militare. Un potere concentrato, al momento, nelle mani del capo delle forze armate. Ma le proteste popolari non si fermano.

Con l’arresto di Saïd Bouteflika, fratello del presidente dimissionario, e degli ultimi due responsabili della sicurezza, il generale Mohamed Médiène, detto “Toufik” e il generale Athmane Tartak, continua il sommovimento al vertice del sistema di potere algerino. Dietro questa azione, reclamata dalla piazza per ciò che riguarda soprattutto Saïd, si nasconde però qualcosa di più complesso.

La protesta osserva con preoccupazione il modo in cui il potere tenta di “aggiustarsi”. Nel giro del solo mese di aprile, dietro la spinta del movimento pacifico, ininterrotto dal 22 febbraio, il presidente Abdelaziz Bouteflika, in un primo momento candidato ad un quinto mandato alle elezioni previste per il 18 aprile, è stato costretto a dimettersi, l’imprenditore più ricco del paese, Issad Rebrab, è stato arrestato con l’accusa di corruzione insieme ad altri uomini d’affari, e ministri ed ex ministri sono sotto la lente della giustizia. È questa tempistica che lascia perplessa la piazza e la rende sospetta. Per capire appieno che cosa sta accadendo è necessario entrare nei meandri del sistema di potere algerino.

Saïd Bouteflika era l’uomo-ombra del fratello, impossibilitato a governare dopo l’ictus che lo ha colpito nel 2013. È lui che ha parlato e agito in nome del presidente formale negli ultimi cinque anni. Ma non lo avrebbe potuto fare senza l’appoggio dell’esercito e dei poteri economici. E, infatti, la controversa ricandidatura del presidente aveva avuto in un primo momento il pieno appoggio del generale Ahmed Gaïd Salah, capo delle forze armate.

Gaïd Salah è stato il grande alleato di Saïd nel riequilibrio dei clan al potere quando nel 2015 ha voluto scrollarsi di dosso la tutela dell’onnipotente generale Toufik, per 25 anni capo dei servizi di sicurezza e vero uomo forte del regime. Del resto l’influenza di Toufik ha continuato ad esercitarsi anche dopo la sua apparente uscita di scena, grazie alla conoscenza delle segrete cose dei diversi clan che si contendono il potere.

Quando le proteste popolari hanno fatto intendere di non accettare la finzione della ricandidatura di un uomo visibilmente non più in grado di governare, il generale Toufik ha cercato di vendicarsi contro il nuovo uomo, Gaïd Salah, alleandosi con colui che lo aveva messo alla porta. Del “complotto” ordito contro la protesta popolare e contro le forze armate, abbiamo la testimonianza pubblica di due ex generali, il che fa anche capire quanto intensa sia la lotta per il potere, dietro l’apparente compatto blocco militare.

La prima testimonianza è del 2 aprile, lo stesso giorno delle dimissioni di Bouteflika, quando l’ex presidente della Repubblica Liamine Zeroual (1994-99), già capo dell’esercito, rivela che Toufik, in accordo con Saïd Bouteflika, lo avrebbe sollecitato a presiedere un’istanza incaricata di condurre la transizione, in contrasto dunque con la via costituzionale preconizzata da Gaïd Salah che aveva costretto Bouteflika alle dimissioni. La seconda testimonianza è dell’ex generale Khaled Nezzar, già ministro della Difesa, che afferma che Saïd Bouteflika avrebbe discusso con lui dell’eventualità di decretare lo stato di emergenza e di mettere da parte il generale Gaïd Salah.

Quest’ultimo, nel frattempo, aveva pubblicamente evocato riunioni segrete ordite contro l’esercito. Qualche giorno più tardi il generale Tartag viene esonerato dalla carica di responsabile dei servizi di sicurezza, il cui controllo è assunto direttamente proprio dal comando delle forze armate. Il generale Gaïd Salah si trova dunque nella situazione di concentrare a sé un potere che mai nessuno prima di lui aveva avuto. Del resto è lui che, con cadenza settimane, dà la linea ufficiale al paese, e non è un caso che nelle ultime settimane sia rientrato tra le personalità di cui il movimento popolare chiede l’allontanamento.

Il generale Gaïd Salah infatti, è diventato sospetto non solo per il suo repentino cambio di posizione nei confronti della ricandidatura di Bouteflika, ma soprattutto perché sostiene il mantenimento delle elezioni presidenziali, fissate entro i termini della Costituzione il prossimo 4 luglio. Questa scadenza è ritenuta dal movimento troppo vicina per poter far emergere una figura indipendente e non compromessa, e improponibile nelle condizioni attuali perché sarebbe gestita dai responsabili del regime contestato.

Ieri è iniziato in Algeria il primo giorno del Ramadan, il mese del digiuno. Già da oggi il movimento è chiamato alla prova della sua forza e della sua continuità, con la tradizionale giornata di protesta settimanale, il martedì degli studenti, che sarà poi ripresa venerdì con l’uscita nelle strade della protesta generale e popolare.

Nella foto un manifesto esposto durante le proteste ad Algeri chiede il carcere per Saïd Bouteflika (a sinistra) e una serie di oligarchi del vecchio regime.