Elezioni presidenziali
L’anziano e malato presidente ha confermato la sua volontà di correre nuovamente alle elezioni di aprile, nonostante la paralisi che lo costringe da cinque anni sulla sedia a rotelle e gli rende difficile parlare. Sarà rieletto, confermando al potere l’élite che lo circonda.

Da ieri è ufficiale la candidatura del presidente Abdelaziz Bouteflika alle presidenziali del 18 aprile, ponendo fine a tutti i dubbi. Il motivo di questa incertezza è noto: Bouteflika, prossimo agli 82 anni, è stato colpito da un ictus nel 2013 e da allora è costretto a muoversi su una sedia a rotelle, non è più in grado di parlare in pubblico, e ha sospeso ogni viaggio all’estero, salvo per motivi di salute.

Una buona parte dell’opinione pubblica ha sperato in un sussulto da parte della cupola del potere algerino e nella proposta di una diversa candidatura. Da mesi tuttavia erano evidenti i segnali che preparavano la stessa opinione alla riproposizione del presidente per il suo quinto mandato consecutivo. Nell’annunciare la sua candidatura, Bouteflika ha diffuso un lungo messaggio alla nazione per spiegare la decisione.

Ha in primo luogo rivendicato i propri meriti, a partire dalla sua prima elezione nel 1999, nell’aver portato il paese fuori dal terrorismo, nell’aver rafforzato la base economica e sociale del paese, e riformato le forze armate, cui rende omaggio. Si dice sicuro che sono stati questi progressi ad indurre un gran numero di forze politiche e sociali a sollecitare nuovamente la sua candidatura.

«Certo, non ho più la forza fisica di un tempo, cosa che non ho mai nascosto al nostro popolo, ma la ferma volontà di servire la Patria non mi è mai venuta meno». Sulla base di queste considerazioni, il presidente non solo annuncia la candidatura ma promuove, subito dopo le elezioni, una Conferenza nazionale in grado di indicare le misure che si impegna a prendere, compresa una revisione costituzionale. Di fatto, questo messaggio costituisce il manifesto della sua campagna elettorale, che le forze che lo sostengono si incaricheranno di sviluppare in sua “assenza”.

A un mese dalla scadenza per il deposito delle candidature, le opposizioni si presentano divise, tra boicottaggio e discesa in campo senza speranza alcuna di minacciare la riconferma di Bouteflika. Il vero interesse di queste elezioni è dunque un altro.

L’elezione di Bouteflika nel 1999 aveva segnato il punto di equilibrio all’interno delle forze armate, da sempre al potere, che avevano ceduto nuovamente la guida del paese ad un civile, dopo la brevissima e traumatica parentesi di Mohamded Boudiaf, eliminato da uno dei settori dell’esercito stesso (1992). Consapevole di questa fragilità, Bouteflika si è risolutamente orientato verso una riconciliazione nazionale, in modo da togliere peso alle forze armate. Soprattutto, ha riformato i servizi di sicurezza, chiave di volta del potere militare.

La malattia di Bouteflika non ha paralizzato il paese. Si è allora discusso chi è l’uomo forte che ne regge nell’ombra le sorti. In realtà il lungo regno di Bouteflika ha messo in evidenza la struttura clanica del potere. Le alleanze tra gruppi, a loro volta formati attorno relazioni famigliari, di amicizia e di interesse economico, costituiscono la vera ossatura della democrazia algerina. Ciò spiega perché, in un sistema fortemente presidenziale come quello algerino, negli ultimi sei anni il paese sia stato governato senza presidente.