Manifestazioni in tutto il paese
Monta la protesta popolare conto la candidatura dell’anziano e malato presidente Bouteflika per un quinto mandato alle elezioni di aprile.

Lanciata il 10 febbraio scorso, la candidatura per un quinto mandato del presidente Abdelaziz Bouteflika alle elezioni del 18 aprile ha raccolto, sui social e nei commenti della gente comune, dapprima l’incredulità, poi via via una rabbia crescente che ha portato a riempire le piazze alla fine della scorsa settimana, cosa che accade molto raramente in Algeria. Venerdì 22 – il venerdì è giorno festivo – ha visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza al richiamo dei social che hanno completamente bypassato la censura del regime, non solo nella capitale e nelle grandi città, ma anche in numerosissimi centri del paese.

Il senso di queste proteste l’ha data la manifestazione a Khenchela, nel nord-est del paese. La folla ha strappato la gigantografia del presidente affissa sulla facciata del municipio insieme alla bandiera nazionale, lasciata intatta e anzi invocata dai manifestanti. Il gesto è chiaro: la gente intende distinguere tra la nazione, sacra, e il potere, che può essere criticato. La stabilità non può essere confusa con l’immobilismo di cui il presidente – ridotto su una sedia a rotelle e privo della facoltà di esprimersi in pubblico a seguito di un ictus dal 2013 – è diventato l’icona.

La manifestazione più imponente si è svolta venerdì ad Algeri, partita dalla centrale piazza Primo maggio è stata bloccata dalla polizia prima che si ricongiungesse con altri tronconi. Dal centro, allora, i manifestanti sono saliti verso il palazzo del governo, dove il primo ministro Ahmed Ouyahia è stato sbeffeggiato per aver qualificato pochi giorni prima come “felici” gli algerini, alla notizia della ricandidatura del presidente. Tolto l’assedio al governo, la manifestazione si è arrampicata verso la presidenza, ma la strada è stata sbarrata dalla polizia che ha disperso la folla con lacrimogeni e alcuni arresti.

Le manifestazioni sono continuate fino a ieri. Domenica ad Algeri la grande adunata è stata forse meno affollata del previsto, anche perché la polizia ha arginato in tutti i modi l’afflusso delle persone. A sostegno anche la diaspora che è scesa in piazza ieri a Parigi.

Le manifestazioni sono state ovunque pacifiche, una parola d’ordine che è stata più volte ripetuta in questi giorni: “la polizia e il popolo sono fratelli”. La forza, ma anche l’ironia, si è invece sfogata in slogan di ogni tipo che non hanno risparmiato nessuno al vertice del potere. “Non c’è presidente, c’è giusto una foto” è uno degli slogan che meglio rappresentano la realtà. Peraltro proprio questa domenica Bouteflika è volato in Svizzera per uno dei controlli medici periodici cui si sottopone regolarmente.

“Il re è nudo”. Potremmo sintetizzare così la presa di coscienza della popolazione. La prova di maturità che ha fin qui mostrato dovrà adesso confrontarsi con l’agitazione di alcuni aspiranti alla presidenza che, nell’impossibilità di trovare un accordo su un candidato comune – tanto sono forti le ambizioni e le differenze politiche -, cercano di farsi trasportare dalla corrente popolare. D’altra parte, per i sostenitori di Bouteflika la continuità, spacciata per stabilità, rischia di portare un’instabilità che, a due mesi dal voto, nessuno oggi si azzarda ad escludere.