Paese instabile
Gran parte della popolazione è estranea ai festeggiamenti per i 50 anni d’indipendenza. Prevalgono la preoccupazione e il malcontento per la difficile situazione economica e il terrorismo islamista. In piazza anche le Guardie comunali.

Concerti, fuochi d’artificio, spettacoli. L’Algeria ha iniziato il 5 luglio i festeggiamenti per il 50° anniversario dell’indipendenza dalla Francia. Nonostante i discorsi ufficiali e le trasmissioni rassicuranti diffuse dalla televisione di stato, i festeggiamenti hanno coinvolto soltanto in minima parte la popolazione. Disoccupazione, mancanza di alloggi, stipendi spesso troppo bassi, ma anche un permanente clima di instabilità politica e di insicurezza.

Soltanto nell’ultima settimana, numerose proteste sono esplose in diverse regioni del paese. Tra tutte quelle delle Guardie comunali, un corpo creato nel 1994 per combattere i gruppi armati di matrice islamica al fianco di esercito e polizia. Un corpo attivo tra le montagne, nei villaggi più isolati, i più colpiti dagli attacchi terroristici. Un corpo sfruttato dalle autorità, pronte ad arruolare chi voleva vendicarsi di un parente assassinato.

Lunedì scorso, migliaia di guardie, 45 mila secondo uno dei responsabili regionali, Aliouat Lahlou, hanno marciato verso la capitale. Partite all’alba da Blida, una cittadina ad una quarantina di chilometri da Algeri, si sono incamminate a piedi occupando l’autostrada. Volevano raggiungere El Mouradia, il palazzo della presidenza. Chiedono uno stipendio decente. «È assurdo che la vedova di un terrorista prenda 25 mila dinari al mese (circa 200 euro), ha spiegato Lahlou, mentre una Guardia comunale può sperare al massimo di averne 7 mila (circa 50 euro)».

Le guardie sono state bloccate con violenza alle porte della città. Almeno 2500 agenti di polizia in tenuta antisommossa non hanno esitato ad usare manganelli, cannoni ad acqua, lacrimogeni contro i “colleghi”. Numerosi i feriti. Uno di loro, Lasfar Said, è morto ieri in seguito ad un’emorragia interna provocata da un colpo di manganello alla nuca.

La protesta sta andando avanti a Blida e in altre cittadine della Cabilia, una delle regioni ancora colpite dagli attacchi dei gruppi affiliati ad Al-Qaida per il Maghreb islamico.

Ieri, un attacco è stato compiuta a Bouira. Un colpo di mortaio diretto contro una caserma ha invece centrato un appartamento, senza fare vittime. Nella stessa cittadina alle porte di Algeri, un altro attentato è stato compiuto il 21 giugno. Un agente è morto e due sono rimasti feriti. Il 15 giugno, una ventina di uomini armati hanno preso d’assalto un’altra caserma della regione, a Ouacifs, uccidendo due agenti e ferendo tre civili. Mentre, a fine giugno, un’auto imbottita di esplosivo si è scagliata contro una caserma, questa volta nel sud a Ouargla.