Algeria

Il presidente del parlamento algerino Mouad Bouchareb ha rassegnato ieri le dimissioni, cedendo alle pressioni delle proteste popolari iniziate il 22 febbraio che anche ieri si sono espresse con manifestazioni di studenti nella capitale.

La sua rimozione era chiesta con insistenza dai manifestanti che lo considerano parte dell’elite che ha gestito il potere nel paese per un ventennio sotto la presidenza di Abdelaziz Bouteflika, destituito il 2 aprile.

Nei giorni scorsi anche alcuni politici si sono schierati contro Bouchareb, già capo del gruppo parlamentare del FLN, lo storico Fronte di Liberazione Nazionale, uno dei partiti che sostenevano il governo Bouteflika. 

Il politico, 47 anni, faceva parte, con l’attuale capo dello stato ad interim Abdelkader Bensalah, il primo ministro Noureddine Bedoui, e l’ex presidente del Consiglio costituzionale Tayeb Belaiz, del gruppo denominato 4B, di cui i manifestanti chiedono le dimissioni.

Queste nuove dimissioni arrivano in un contesto particolarmente problematico in Algeria, dove le dimostrazioni per l’uscita dalla scena politica nazionale dell’intero sistema al potere non vacillano. Le elezioni presidenziali programmate per il 4 luglio per eleggere un successore a Bouteflika sono state annullate per mancanza di candidati e, secondo la Costituzione, il periodo di governo del capo di stato provvisorio dovrebbe finire 9 luglio.

Centinaia di studenti e insegnanti hanno manifestato di nuovo contro il regime ieri per la diciannovesima settimana consecutiva, chiedendo il rilascio dei “detenuti politici”. Molti slogan hanno di nuovo preso di mira il generale Ahmed Gaïd Salah – capo dell’esercito nominato direttamente dal presidente deposto, divenuto ora, de facto, l’uomo forte del paese – che rifiuta le richieste dei manifestanti. (Le Monde)