Vigilia elettorale
Le legislative di giovedì 10 maggio sembrano non coinvolgere la popolazione. Si rischia un massiccio astensionismo, nonostante i richiami del presidente Bouteflika. In campo 44 partiti, 7 di matrice islamica. Osservatori di Unione africana, Unione europea e Lega araba. In audio l’intervista a Laura De Santi.

A pochi giorni da quello è stato definito dal presidente Bouteflika «l’appuntamento elettorale più importante degli ultimi 20 anni», «l’alba di una nuova era», i principali quotidiani algerini hanno dedicato la prima pagina alla vittoria di Hollande. E questo forse dice già tutto.

L’Algeria si prepara ad andare alle urne giovedì prossimo in un clima di disinteresse generale. La campagna elettorale si è chiusa nell’indifferenza della popolazione. Molti comizi sono stati annullati, altri si sono svolti in sale deserte a dispetto dei 25.800 candidati scesi in campo per accaparrarsi i 462 seggi della camera bassa del parlamento.

Dei 44 partiti in corsa, 21 sono stati autorizzati meno di tre mesi fa nell’ambito delle riforme promosse da Bouteflika per evitare che anche il gigante maghrebino venisse travolto dalla “Primavera araba”. Un’apertura di facciata che, secondo gli analisti, porterà soltanto ad una dispersione di voti e ad un ulteriore indebolimento del parlamento. Una mossa voluta dal regime anche per frenare o almeno annacquare l’influenza dei partiti confessionali convinti di potere cavalcare l’onda dei successi dei colleghi tunisini, egiziani, marocchini.

Sono infatti sette le formazioni di stampo islamico in campo. Tre hanno unito le forze nell’Alleanza per l’Algeria verde. E forse, è proprio l’Alleanza formata dal Msp di Aboudjerra Soltani (Movimento della società per la pace, fino a febbraio membro dell’ Alleanza presidenziale), da Ennahda (Rinascita) e da El Islah (Riforma), ad avere qualche possibilità di contrastare gli storici partiti nazionalisti, cioè il Fronte di liberazione nazionale (Fln) di Abdelaziz Belkhadem, e il Raggruppamento nazionale democratico (Rnd) del premier Ahmed Ouyahia.

In corsa a sorpresa anche il Fronte delle Forze socialiste (Ffs). Dopo 15 anni di boicottaggio, la storica formazione di Hocine Ait Ahmed ha deciso di partecipare a queste legislative schierando anche personaggi di rilievo come il presidente della Lega algerina per i diritti umani, Mustapha Bouchachi, capolista ad Algeri. L’Ffs ha dato il cambio all’altro storico partito d’opposizione, il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd) di Said Sadi che, dopo essere stato protagonista delle proteste di piazza dello scorso anno, ha deciso di boicottare lo scrutinio.

Basta però osservare gli spazi dedicati ai manifesti elettorali per rendersi conto di quanto l’unica vera incognita di questo appuntamento elettorale sia l’affluenza alle urne. Spazi vuoti, ricoperti da graffiti o da manifesti strappati nel giro di poche ore.

La sensazione è che l’astensionismo possa essere superiore a quello del 2007, quando si recò alle urne soltanto il 37% degli elettori. Un rischio troppo grande per il presidente Bouteflika che, rompendo il suo abituale silenzio, per ben cinque volte ha chiesto ai cittadini di recarsi in massa alle urne. Appelli al voto sono stati lanciati anche dalle moschee e via cellulare.

Resta da vedere se la volontà popolare sarà rispettata. Una schiera di osservatori, in arrivo da Unione Europea, Lega Araba e Unione Africana, veglieranno questa volta sul corretto svolgimento dello scrutinio. O almeno tenteranno di farlo. Le autorità di Algeri hanno ad oggi rifiutato di consegnare agli osservatori le liste elettorali nazionali. Liste che, secondo una parte della stampa algerina, sono tradizionalmente all’origine della frode: se nel 2007 gli iscritti al voto erano circa 18 milioni oggi sono oltre 21 milioni. Da dove arrivano, scrive El Watan, 4 milioni di nuovi elettori?

 

 

(In audio a Laura De Santi intervistata da Michela Trevisan su www.afriradio.it)