Africa orientale / Clima
Secondo i metereologi statunitensi un ciclone di particolare intensità colpirà nelle prossime settimane i paesi dell’Africa orientale. Diversi settori economici coinvolti. I governi si preparano, ma si teme per le fasce di popolazione più povere. Nel frattempo, in alcuni ambienti della finanza mondiale c’è chi guarda a “El Niño” da una prospettiva molto diversa.

L’allarme è stato lanciato ad agosto dall’agenzia meteorologica statunitense: l’evoluzione di El Niño fa prevedere lo sviluppo di eventi estremi che colpiranno undici paesi dell’Africa orientale durante la stagione delle “piccole pioggie”, da ottobre a dicembre. Si tratta di un fenomeno climatico ciclico, caratterizzato da un anomalo riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico centro-orientale.

Governi corrono ai ripari
I meteorologi africani prevedono che l’intensità delle piogge non raggiungerà quella, devastante, del 1997/98, ma i governi di Kenya, Uganda, Etiopia e Tanzania hanno iniziato a prepararsi per far fronte ad eventuali emergenze sul piano sanitario, alimentare e di protezione civile. Addis Abeba ha stanziato oltre 33 milioni di dollari, Nairobi ne ha raccolti 46.6 milioni ma è alla ricerca di altri 98 milioni. I fondi, fa sapere il governo kenyano, saranno usati per acquistare cibo, medicine, tende, mezzi di trasporto e per ri-allocare le persone colpite dalle piogge torrenziali. Un’altra parte del denaro sarà invece destinata alla riparazione di infrastrutture danneggiate. Kampala sta addestrando ed equipaggiando militari e polizia per rinforzare il dipartimento di protezione civile, e a luglio ha avviato un piano per reinsediare fino a 100 mila persone che vivono in zone a rischio frane. Dar es Salaam non ha ancora comunicato ufficilmente un piano per l’emergenza, nonostante le pressioni degli operatori turistici.  Sarà proprio il turismo infatti uno dei settori più colpiti. Avvantaggiate dalle abbondanti piogge saranno invece le comunità dedite alla pastorizia, che disporranno di acqua e foraggio in abbondanza per le mandrie.

Un’emergenza non solo economica
Le piogge torrenziali causate da El Niño colpiranno con maggior violenza alcune zone della regione, ma è impossibile prevedere con esattezza quali. La stampa internazionale evidenzia quasi esclusivamente gli effetti dannosi per la pesca e per alcune colture in fase di raccolta, come quella del caffé, di cui l’Uganda è primo esportatore del continente e il Kenya il quarto. Poco o niente è stato scritto però sulle ripercussioni che questo fenomeno meteorologico avrà sulle centinaia di migliaia di rifugiati nel campo kenyano di Dadaab, o su chi vive nelle baraccopoli delle capitali. La gravità potenziale della situazione è stata confermata da un rapporto rilasciato da Oxfam, dal titolo “Entering Uncharted Waters: El Niño and the threat to food security”.  Nel rapporto si legge che, a causa dei cambiamenti climatici in corso, almeno 10 milioni di persone povere saranno esposte a fame e carestie per i danni ai raccolti. Già in Africa Meridionale e America Centrale le colture non hanno avuto successo, spingendo al rialzo il prezzo del mais sui mercati locali. Gli effetti delle piogge torrenziali portate da El Niño assesteranno un duro colpo a una situazione già precaria di paesi, come l’Etiopia o il Malawi che hanno dovuto affrontare la siccità.

Calamità per alcuni, profitto per altri
Non va dimenticato però che ci sono soggetti per i quali gli effetti distruttivi di El Niño possono rappresentare un enorme vantaggio. Sono coloro che investono nel mercato finanziario globale delle materie prime (tra cui caffé, zucchero, olio di palma, cacao, mais, cotone). Le perdite degli agricoltori in alcune parti del mondo possono corrispondere a notevoli guadagni per gli investitori. Questo mercato si muove in base ai prezzi dei prodotti agroalimentari legati alla produzione e, dunque, alle condizioni meterologiche. El Niño commodity index (Enci), misura le variazioni dei prezzi di 11 materie prime, 8 delle quali sono agricole. E sono proprio queste ultime che stanno facendo registrare le performance migliori nei mesi successivi allo sviluppo di El Niño.

Nella foto Una donna con i suoi figli camminano accanto a capanne allagate dopo imponenti piogge che colpirono la regione di Soroti in Uganda nel settembre del 2007. (Fonte: redpepper.co.ug)