A sinistra il giornalista investigativo Rafael Marques e l'editore Mariano Brás durante il loro processo nel 2018. Foto Getty images

Almeno 10 giornalisti angolani sono sotto inchiesta, cinque già imputati. I professionisti temono per la loro vita. La maggior parte delle cause è stata intentata da figure dell’apparato statale, tra cui il presidente João Lourenço e il vice procuratore generale, Luís de Assunção Pedro da Mouta Liz. Un freno e un avvertimento per le elezioni del prossimo anno.

Il nome più importante è certamente quello di Mariano Brás, direttore ed editore del settimanale O Crime, apparso nei locali del Servizio di investigazione criminale (Sic), a Luanda, per essere ascoltato in un caso in cui è accusato di “oltraggio allo stato”. 

Gli inquirenti hanno affermato che il giornalista avrebbe mancato di rispetto ai simboli nazionali e agli organi sovrani dell’Angola. Ma Mariano Brás ha respinto le accuse.

Nell’edizione del 26 dicembre di O Crime, il giornale ha assegnato il titolo di Peggiore figura del 2020: demagogo e ipocrita al presidente Lourenço, e ha detto che non ha mantenuto le sue promesse elettorali.

Brás nel suo recente interrogatorio ha affermato che «In nessun momento del testo abbiamo fatto alcun riferimento allo stato. Abbiamo semplicemente fatto una valutazione delle prestazioni del presidente della Repubblica durante i suoi tre anni di mandato, nei quali non ha mantenuto alcune delle promesse fatte durante il periodo della campagna elettorale e di investitura. Ecco perché è stato eletto la peggiore figura del 2020».

Sul suo caso era intervenuto a marzo anche il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) che aveva invitato le autorità angolane a smettere di minacciare l’editore facendo cadere ogni accusa contro di lui e permettere alla stampa di raccontare il presidente del paese senza la paura di molestie legali».

Il primo interrogatorio di Brás risale al 12 febbraio. Inizialmente il suo avvocato non ha neppure avuto la possibilità di avere accesso agli atti.

«Le autorità angolane dovrebbero immediatamente abbandonare le loro indagini sul giornalista Mariano Brás per il suo servizio sul presidente João Lourenço e far cadere ogni accusa contro di lui», il commento di Angela Quintal, coordinatrice del programma Africa di Cpj, a New York. «Il presidente Lourenço dovrebbe dare l’esempio dimostrando che, come pubblico ufficiale, non è al di sopra del controllo della stampa. Un buon punto di partenza sarebbe l’abrogazione delle leggi penali dell’Angola sulla diffamazione e l’insulto, che sono una violazione del diritto alla libertà di parola».

Se accusato e condannato per insulto criminale, Brás potrebbe affrontare fino a due mesi di carcere; se condannato per diffamazione, potrebbe affrontare fino a sei mesi di carcere; e se condannato per offesa allo stato, un’accusa di sicurezza nazionale, potrebbe affrontare fino a tre anni di carcere e una multa fissata a discrezione dal giudice.

Brás deve già affrontare un’accusa di diffamazione penale relativa a una sua inchiesta sul ministro per gli affari sociali Carolina Cerqueira, che ha presentato una denuncia contro di lui l’anno scorso.

Nel 2018, Brás, il cui nome completo è Mariano Brás Lourenco, e il redattore di Maka Angola Rafael Marques de Morais sono stati assolti per le accuse di insulto allo stato. 

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