Sahara Occidentale
L’esecutivo favorisca la ripresa dei colloqui tra Fronte Polisario e Marocco per fissare la data del referendum di autodeterminazione previsto dall’Onu. Lo chiedono l’Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo sahrawi e le regioni italiane.

L’Italia occupa dal 1° gennaio il seggio di membro non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per questa ragione l’Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo sahrawi e le regioni italiane hanno lanciato ieri un appello al governo Gentiloni perché prenda iniziative per la soluzione del conflitto del Sahara Occidentale. Lo hanno fatto nel corso di una Conferenza presso la camera dei deputati alla presenza di ambasciatori dei paesi, soprattutto africani, che hanno riconosciuto la Repubblica del Sahara Occidentale (Rasd), e di un rappresentante dell’Unione africana.

Il presidente della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni, Franco Iacop, e il presidente dell’Intergruppo parlamentare, sen. Stefano Vaccari, hanno illustrato l’iniziativa. Si chiede al governo di favorire la ripresa dei colloqui diretti tra il Fronte Polisario e il Marocco per fissare la data del referendum di autodeterminazione previsto dal piano di pace dell’Onu. Ad aprile si riproporrà al Consiglio di sicurezza, al momento del rinnovo della missione dei caschi blu (Minurso), l’ampliamento del mandato al monitoraggio dei diritti umani, a cui si oppone la Francia, malgrado la Minurso sia ormai l’unica missione di pace dell’Onu priva di questo compito.

Nei confronti del Marocco il governo italiano dovrebbe adoperarsi per la liberazione di tutti i prigionieri politici (proprio ieri si è aperto l’ennesimo processo contro tre prigionieri politici sahrawi) e per mettere fine allo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occupato. A questo proposito un mese fa la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva emesso una sentenza che esclude il Sahara Occidentale dall’Accordo di liberalizzazione tra Ue e Marocco. Ciò significa che Rabat non può esportare verso l’Europa prodotti del Sahara Occidentale.

Infine si chiede al governo italiano di confermare gli aiuti umanitari ai campi dei profughi sahrawi in Algeria, e di impegnarsi in sede di Ue e di Alto commissariato Onu per i rifugiati per rimediare alla drastica diminuzione degli aiuti che hanno posto i campi in situazione di crisi umanitaria.

Il rappresentante dell’Unione africana ha lamentato l’inosservanza delle numerose risoluzioni dell’Onu e ha ribadito l’impegno dell’Ua, mentre il coordinatore della Rasd con la Minurso, Mohamed Khaddad, ha evocato i rischi della ripresa del conflitto dopo che questa estate l’esercito di Rabat aveva tentato di penetrare della no-man land che separa il Sahara Occidentale dalla Mauritania, nel sud del paese. Il Polisario si era immediatamente mobilitato e ora poco più di un centinaio di metri separano i due eserciti, facendone una zona ad altissima tensione.

Simonetta Saliera, presidente dell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, promotrice dell’iniziativa, ha invitato il movimento di solidarietà italiano ad unirsi all’appello che verrà consegnato al ministro degli esteri Alfano.

Foto: Conferenza saharawi (Stefano Montesi)