Rwanda Sport
Una di loro è la rwandese Salima Mukansanga
Tre arbitre ai Mondiali di calcio in Qatar
Le designazioni della Fifa lanciano un messaggio di speranza per il futuro del calcio internazionale che rompe così un nuovo tabù
23 Maggio 2022
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 3 minuti
L'arbitra rwandese Salima Mukansanga durante la gara di Coppa d'Africa Guinea-Zimbabwe (Credit: PA Images)

Nel calcio è caduto un altro “soffitto di cristallo”, direbbero nel mondo anglosassone. Per la prossima Coppa del Mondo, infatti, la Fifa ha annunciato la presenza di tre arbitri donna, a cui si aggiungeranno anche tre assistenti, sempre di sesso femminile.

Una scelta dettata esclusivamente dal merito, e non da una questione di quote di genere da rispettare, come ha spiegato Pierluigi Collina, il responsabile arbitrale della federazione mondiale: «Per noi conta la bravura e la qualità di un arbitro, e non il suo genere. Spero che in futuro questa cosa venga percepita come sempre più normale e non faccia così tanto notizia come accade magari adesso».

Oltre alla pluridecorata francese Stéphanie Frappart, la prima donna ad aver arbitrato una gara di Ligue 1 e fischietto dell’ultima Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea, e la meno nota giapponese Yoshimi Yamashita, primo fischietto rosa del campionato nipponico, ci sarà anche un’africana: Salima Mukansanga. 

Il fischietto rwandese è garanzia di qualità: dopo aver raggiunto l’eccellenza a livello femminile, dirigendo gare di Coppa d’Africa e Caf Champions League femminile, ha arbitrato anche alcuni confronti alle ultime Olimpiadi di Tokyo.

Ma soprattutto ha già esperienza nell’universo maschile, avendo diretto Guinea-Zimbabwe dell’ultima Coppa d’Africa (dopo aver fatto anche da quarto assistente in Guinea-Malawi), entrando nella storia come la prima donna ad aver arbitrato una gara del più importante torneo per nazionali del continente africano.

Cresciuta nel distretto di Rusizi, nella provincia occidentale, e laureata in infermieristica e ostetricia, ha scoperto la sua vocazione per l’arbitraggio durante ultimo anno di scuola alla St Vincent de Paul Musanze Secondary School, quando si è trovata a condurre la finale di un torneo scolastico.

Quello con il calcio è stato amore a prima vista, anche se un po’ inaspettato, considerando la sua passione per il basket: «Mi piaceva il basket e volevo prenderlo molto sul serio, ma l’accesso alle strutture e agli allenatori di basket era complicato. È così che mi sono ritrovata ad arbitrare partite di calcio», ha rivelato in un’intervista di qualche anno fa al New Times

L’ascesa verso l’élite è stata fulminante. Nel 2004, a 16 anni, ha diretto la sua prima gara in Coppa d’Africa femminile (Zambia-Tanzania): «È stata un’esperienza emozionante. Da quel giorno, mi è stato affidato l’incarico di arbitrare innumerevoli partite internazionali in Africa e oltre».

È stato quello l’inizio di un percorso da predestinata, che in pochi anni l’ha portata ad arbitrare partite di tutte le più importanti competizioni continentali a livello femminile, guadagnandosi lo status di miglior direttore di gara femminile d’Africa.

Ne è convinto Nicholas Musonye, ex segretario generale della Cecafa (la sotto-confederazione dell’Africa Orientale): «Ho avuto a che fare con lei per molto tempo. Ho subito capito che avrebbe fatto molta strada nel calcio. La cosa che più mi ha impressionato è stata la sua continua voglia di imparare. Salima non ha paura di mettersi in discussione quando questo serve per crescere».

L’approdo nel circuito maschile, con la Coppa d’Africa e adesso il Mondiale, però, sono molto più che il coronamento di una carriera pronta definitivamente a decollare. In un’edizione come quella qatariota, segnata dalle polemiche per le numerose morti degli operai impiegati nei cantieri e quelle della comunità Lgbtq+ per l’ostracismo di Doha nei confronti degli omosessuali, la sua designazione (così come quella delle sue colleghe) lancia un messaggio di speranza per il futuro. Dell’Africa e non solo.

 

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