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Calcio, Mondiali 2022: le qualificazioni concluse in tragedia
Un morto nei rabbiosi saccheggi dei tifosi nigeriani al termine della gara che ha decretato la sconfitta delle Super Aquile contro il Ghana. Rocambolesca l’eliminazione degli algerini contro il Camerun. I campioni africani del Senegal passano ai rigori contro l’Egitto
31 Marzo 2022
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 4 minuti

È terminata con una tragedia la serata decisiva delle qualificazioni ai Mondiali della zona africana. I tafferugli scoppiati al Moshood Abiola Stadium di Abuja, subito dopo il fischio finale della partita tra Nigeria e Ghana che ha decretato la mancata qualificazione al Mondiale delle Super Aquile, hanno causato purtroppo anche un morto. Non ce l’ha fatta, infatti, il dottor Joseph Kabungo, un medico zambiano addetto all’antidoping, apparso subito in gravi condizioni dopo essere stato selvaggiamente picchiato da alcuni facinorosi.

A rendere noto il decesso è stata la stessa federazione zambiana attraverso un comunicato stampa: “Era un membro devoto e ampiamente amato della nostra comunità calcistica e il suo contributo è stato grande, avendo anche fatto parte della squadra vincitrice della Coppa d’Africa nel 2012. La sua morte è un’enorme perdita, il dottor Kabungo è stato un amico e confidente di molte generazioni di giocatori e delle loro famiglie”.

A far esplodere la furia comunque ingiustificabile dei tifosi, che hanno distrutto le panchine, dilaniato le porte e strappato le bandierine degli angoli, era stato il pareggio dei beniamini di casa della Nigeria con il Ghana nel Jollof derby, com’è stata ribattezzata questa partita per via di una pietanza molto diffusa nei due paesi.

L’1-1 finale, maturato anche a causa di una papera del portiere nigeriano Francis Uzoho, premia il Ghana (che torna al Mondiale dopo 8 anni) e condanna all’eliminazione la Nigeria per via della crudele regola dei gol in trasferta. Le Super Aquile nigeriane del napoletano Osimhen restano così a casa per la prima volta dal 2006 e i sui social i tifosi hanno già chiesto con un hashtag la testa dell’allenatore Augustine Eguavoen.

Altro dramma, ma per fortuna solo sportivo, a Blida, dove più che una partita va in scena un avvincente rollercoaster di emozioni: prima il Camerun del nuovo coach Rigobert Song mette in pari i conti con la gara d’andata, in cui era uscito sconfitto per 1-0, poi a tre minuti dalla fine l’Algeria segna con Touba e sente di aver già staccato il biglietto per il Mondiale.

Ma il bello deve ancora arrivare: al 124′, proprio all’ultimo tuffo, Karl Toko-Ekambi veste il mantello dei supereroi, gela lo stadio di Blida e porta il Camerun al Mondiale con un gol già consegnato alla storia del calcio africano. Per le Volpi del Deserto, reduci dall’eliminazione alla fase a gruppi della Coppa d’Africa dopo averla vinta nel 2019, è la fine di un’era di trionfi.

Quella che sembra continuare, invece, per il Senegal. I Leoni della Teranga, freschi del titolo continentale conquistato due mesi fa in Camerun, dovevano ribaltare l’1-0 subito in Egitto nel primo atto della gara più attesa e incerta di questi playoff mondiali. E ci sono riusciti, anche grazie al sostegno del nuovissimo e modernissimo Abdoulaye Waye Stadium di Dakar, tenuto a battesimo proprio nel match con i Faraoni di Mohamed Salah.

Dopo aver vinto 1-0 la partita e messo a posto l’aggregato grazie ad un gol di Boulaye Dia, la squadra di Aliou Cissé si è imposta ai calci di rigore, con la stella Sadio Mané a trasformare l’ultimo tiro dal dischetto. Esattamente come era accaduto nella finalissima AfCON dello scorso 6 febbraio.

Tutto facile per il Marocco con la Repubblica democratica del Congo, dopo il rassicurante 1-1 dell’andata a Kinshasa. I Leoni dell’Atlante, eliminati ai quarti della scorsa Coppa d’Africa dall’Egitto, mettono in vetrina i gioielli della nuova generazione come Azzedine Ounahi (classe 2000 dell’Angers autore di una doppietta) e schiantano i Leopardi con un secco 4-1.

Mentre il Marocco si qualifica al Mondiale per la seconda volta consecutiva, in casa Rd Congo è tempo di riflessioni. A partire dall’allenatore, l’argentino Héctor Cuper, vecchia conoscenza dell’Inter e del calcio italiano, mai entrato nel cuore di stampa e tifosi per il fatto di aver preferito vivere in Argentina e non in Congo.

Più sofferta, infine, la qualificazione della Tunisia, a cui è bastato uno 0-0 casalingo con il Mali per volare in Qatar. A condannare i maliani, che così dovranno ancora aspettare prima di partecipare per la prima volta ad una fase finale della massima rassegna continentale, è stata l’incredibile autorete di Moussa Sissako nella gara d’andata a Bamako. Per le Aquile maliane se ne riparlerà nel 2026 quando, con l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, qualificarsi potrebbe essere molto più semplice.  

 

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