Italia-Gibuti. Gli accordi militari
Firmate intese con il piccolo paese sul mar Rosso che presenta il più alto numero di basi militari straniere per la sua posizione strategica. Roma sgomita per aver maggior agibilità.

Prima del suo viaggio negli Stati Uniti, il ministro della difesa Lorenza Guerini ha firmato a Roma, il 29 gennaio, un accordo di cooperazione militare con il suo omologo gibutino Hassan Omar Mohamed Bourhan.

Un accordo, secondo quanto ha riferito il ministero della difesa in un comunicato, che prevede «la cooperazione in ambito della ricerca e dello sviluppo, del supporto logistico e delle acquisizione di prodotti e servizi per la difesa e inoltre in attività formative ed addestrative a favore delle forze armate». Un accordo figlio della visita a Gibuti dell’estate scorsa dell’allora ministra Elisabetta Trenta con la sottosegretaria Emanuela Del Re.

Parallelamente, secondo quanto rivelato da Guerini sul suo profilo Twitter, l’accordo di cooperazione militare prevede anche protocolli relativi alla lotta alla pirateria e alla sicurezza marittima.

Questo minuscolo paese (poco più di 23mila km² e con meno di un milione di abitanti) del Corno d’Africa è uno dei luoghi più ambiti al mondo. Il suo porto è posto all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez, su una delle rotte marittime più trafficate del mondo, di fondamentale importanza per la salute dell’economia mondiale visto che 20mila navi, e un non trascurabile 20% delle esportazioni mondiali, vi passano attraverso ogni anno. Da qui l’interesse militare di paesi come Stati Uniti, Francia, Giappone, Arabia Saudita e da ultima la Cina che vi ha insediato la sua prima base militare oltremare.

Un interesse manifestato anche da Roma, che considera storicamente territorio suo quello del Corno d’Africa. Così nell’ottobre 2013 a Gibuti, su una superficie di 5 ettari, nel bel mezzo del deserto, in un’area che prima era un cimitero di automobili e camion, è stata inaugurata la prima base logistica operativa delle forze armate italiane all’estero dopo la seconda guerra mondiale.

Si tratta di una Base Militare di Supporto, a connotazione interforze, con un nucleo di una novantina di militari, ma che può ospitarne fino a 300. È intitolata al tenente Amedeo Guillet, il “Comandante Diavolo”. È il quartier generale dei marò impegnati nella protezione dei cargo dagli attacchi dei pirati, ed è la base di team di forze speciali pronti a vari tipi di interventi, dall’antiterrorismo alla liberazione di ostaggi. Costa una decina di milioni l’anno.

L’accordo militare, firmato il 29 gennaio, non fa che rafforzare l’intesa con il governo gibutino, con l’obiettivo di avere uno spazio di agibilità militare in una delle aree più strategiche al mondo. (Giba)