Figura simbolo
Il primo presidente dell’Algeria è morto l’11 aprile 2012, ad Algeri. Ahmed Ben Bella, eroe della lotta contro il colonialismo francese, è mancato nel momento in cui il suo paese si appresta a celebrare, il prossimo 5 luglio, i 50 anni dell’indipendenza.

È da tempo entrato nella storia, la sua biografia è in tutte le enciclopedie. Come altri dirigenti africani, Ben Bella ha attraversato e ha condiviso la storia del continente, ma come nessuno, con la sola eccezione del sudafricano Nelson Mandela, ha vissuto fino alla fine molteplici esperienze.

Frontiere. I genitori sono nati in Marocco. Al ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca il padre si installa in Algeria non lontano dalla frontiera col Marocco, a Maghnia dove Ben Bella nasce. Ieri come oggi, le frontiere africane sono molto più permeabili del loro status politico, per il quale invece si fa la guerra. Così è toccato a Ben Bella sostenere “la guerra delle sabbie” quando nell’ottobre 1963 il Marocco attacca l’Algeria cui contesta la frontiera sahariana.

Date. È nato sicuramente il 25 dicembre. L’anno, come per gran parte dei suoi coetanei africani, rimane incerto, tra il 1914 e il 1918.

Scuole. Riesce nella scuola francese, ma il colonialismo rifiuta la sua lingua e soprattutto la sua cultura e l’islam. Una delle sue prime sfide sarà superare il vuoto creato attorno alle nuove generazioni. Paradossalmente il colonialismo gli sarà di auto in un secondo momento: il carcere sarà, come per tanti leader nazionalisti, una grande scuola di politica e cultura.

Guerre di liberazione. Arruolato nell’esercito francese, Ben Bella partecipa alla seconda guerra mondiale. Dopo l’occupazione tedesca della Francia ritorna in Algeria da dove riparte, insieme molte a decine di migliaia di africani, per percorrere col nuovo esercito l’Europa per liberarla dal nazismo. Nulla sarà come prima, per un africano che ha partecipato a questa tragedia. Ben Bella matura la propria coscienza nazionalista e diventa un protagonista della lotta di liberazione algerina (1954-1962). Negli ultimi anni di vita manifesta solidarietà per la liberazione dell’ultima colonia africana, il Sahara Occidentale.

Rovescio della medaglia. Partecipa alla campagna d’Italia e alla battaglia di Monte Cassino. Per il valore dimostrato viene decorato dal generale De Gaulle, lo stesso che legherà il suo nome alla fine dell’illusione dell’Algeria “francese”.

Prigioni. Come molti dirigenti africani sperimenta le prigioni, coloniali e nazionali. Viene arrestato dai francesi nel 1950 per la sua partecipazione alle prime azioni che preparano la lotta di liberazione. Una seconda volta nel 1956 fino al 1962. La terza volta dopo il colpo di stato del suo ministro della difesa, che nel 1965 lo depone. Resta detenuto, prima in prigione poi agli arresti domiciliari, fino al 1980.

Silenzi. Si saprà solo dopo la sua liberazione nel 1980 che le condizioni nella prigione segreta erano meno dure di quelle immaginate. Più che la mancanza di informazione, surreale è il silenzio che in quegli anni circonda il suo nome: in Algeria pronunciarlo è un tabù, come quello di tanti idoli africani decaduti.

Dirottamento. È vittima del primo dirottamento aereo della storia. Un terrorismo di stato messo in atto nel 1956 dalla Francia che dirotta il velivolo, mentre vola nello spazio aereo internazionale, con a bordo cinque capi della rivolta algerina.

Nascita di un leader. Come molti dirigenti africani, è il colonialismo a proiettarlo sulla scena internazionale con la repressione (dirottamento e prigione).

Esili. Quando viene arrestato la prima volta, dopo due anni evade e si installa all’estero, al Cairo, dove frequenta i nazionalisti africani. Quando viene graziato nel 1980, sceglie l’esilio in Svizzera per una decina d’anni, ritorna in Algeria alla testa di un nuovo effimero partito.

Eserciti. Per imporsi ai suoi rivali e prendere il potere nel 1963 (presidente e primo ministro, capo del partito unico) si appoggia sull’esercito “delle frontiere” del colonnello Boumedienne, lo stesso che lo depone e lo imprigiona nel 1965.

Rivoluzioni dal basso e dall’alto. Prima della sua caduta, Ben Bella intrattiene i rapporti con tutti i “rivoluzionari” allora in voga: da Castro ai leader africani, diventa il campione del socialismo nel Terzo Mondo. Ma nelle campagne algerine, la spinta spontanea e popolare a gestire le terre abbandonate dai coloni viene imbrigliata per permettere alla “casta della rivoluzione” di continuare a dettare legge. Il rivoluzionario Ben Bella non può abdicare alla “propria” rivoluzione. Una delle tante contraddizioni del “socialismo africano”.

Saggezza africana. L’Unione Africa lo elegge nel 2008 presidente del gruppo dei saggi per sostenere gli sforzi del suo Consiglio di pace e sicurezza.