Benin / Elezioni legislative

Sono proseguite ieri per il secondo giorno consecutivo, le proteste popolari contro le elezioni legislative di domenica 28 aprile, svoltesi senza la partecipazione dell’opposizione, esclusa per motivi amministrativi. Al voto, caratterizzato da un’altissima astensione, hanno partecipato solo i candidati di due partiti filo-governativi, vicini al presidente Patrice Talon, eletto nel 2016.

I manifestanti si sono riuniti ieri presso la residenza dell’ex presidente Thomas Boni Yayi a Cotonou, la capitale, chiedendo l’annullamento delle elezioni. Il mese scorso, Yayi ha chiesto un boicottaggio del voto, sostenendo che servisse a rafforzare la presa sul potere di Talon.

Ieri le Nazioni Unite hanno chiesto al Benin di esercitare moderazione dopo che le forze di sicurezza hanno usato armi da fuoco per disperdere le folle. Una donna, ferita durante la manifestazione di mercoledì nella capitale, è morta ieri. I medici fanno sapere che un altro uomo è stato portato all’ospedale colpito alle spalle da proiettili.

La piccola nazione dell’Africa occidentale (circa 11 milioni di abitanti) sta affrontando la sua peggiore crisi politica in quasi due decenni da quando la commissione elettorale a marzo ha escluso dal voto i candidati di cinque partiti di opposizione. La decisione deriva da recenti modifiche al codice elettorale e alla carta dei partiti politici, che includono una clausola secondo cui le parti devono avere 249 milioni di franchi Cfa (428,242 dollari) per correre alle elezioni. I due partiti che hanno soddisfatto i criteri della commissione – l’Unione progressista e la Coalizione della Repubblica – sono stati creati poco dopo i cambiamenti dello scorso anno, su richiesta di Talon.

Secondo i risultati preliminari diffusi dalla commissione elettorale, il partito dell’Unione progressista ha preso 46 degli 83 seggi in parlamento.
Il tasso di partecipazione al voto è stato del 23%. (Bloomberg / Africanews)