I militari: “Nessun colpo di stato, siamo fedeli alle istituzioni”
“Nino” Vieira è stato ucciso da uomini armati, dopo che ieri aveva ordinato di uccidere il capo di Stato maggiore. Nel paese ora c’è una calma apparente: il governo si è riunito d’emergenza, i militari assicurano che non ci sarà un colpo di stato. In gioco ci sono però anche gli interessi del traffico internazionale di droga.

Il presidente dittatore della Guinea Bissau, João Bernardo “Nino” Vieira è stato ucciso questa mattina assieme alla moglie da uomini armati, che avrebbero poi iniziato il saccheggio della sua residenza. Ieri un attentato dinamitardo aveva causato la morte del capo di Stato Maggiore Baptista Tagmè Na Waiè, da tempo in rotta con il presidente. I militari hanno individuato proprio in Vieira il principale responsabile della morte di Tagmè Na Waiè. Dalla serata di ieri si sono registrati scontri a fuoco tra uomini armati (forse militari) e la guardia presidenziale. Almeno 4 i feriti accertati, uno in condizioni molto gravi.

I vertici dell’esercito hanno subito preso le distanze dall’attentato contro il presidente, nonostante fosse nota la rivalità tra Vieira e Tagmè Na Waiè. Secondo alcuni analisti infatti, alla base della morte di Vieira potrebbe essere un regolamento di conti tra i mercanti di droga: la Guinea Bissau è il principale snodo del traffico che dall’America latina raggiunge l’Europa, e il livello di corruzione nel paese è altissimo, come afferma anche l’International Crisis Group. Vieira è stato spesso accusato di essere coinvolto nel commercio di stupefacenti.

La notizia della morte del presidente è stata confermata in mattinata dal responsabile per le relazioni esterne dell’esercito, il colonnello Zamora Induta, e poi ripresa da tutte le agenzie internazionali.

Il governo della Guinea Bissau si è subito riunito per verificare la situazione, assicurando che entro la giornata di oggi il ministro della Difesa, Artur Silva, farà una dichiarazione ufficiale per presentare le decisioni prese dall’esecutivo. Fonti contattate da Nigrizia smentiscono la notizia che le trasmissioni radiofoniche e televisive del paese sarebbero state sospese, confermata invece la chiusura al traffico delle strade della capitale. L’esercito afferma che non si tratta di un colpo di stato: l’omicidio di Vieira sarebbe attribuibile solo ad un piccolo gruppo di uomini armati, attualmente ricercati. I vertici militari hanno inoltre costituito una commissione per gestire la crisi, e mantenere saldo il controllo di tutti i quadri dell’esercito.

Inevitabile la mobilitazione della comunità internazionale: Lisbona ha condannato sia la morte di Tagmè Na Waiè, che l’assassinio di Vieira. Preoccupato il governo di Capo Verde, storicamente vicino alle vicende politiche di Bissau, allarmata l’Unione africana: il Presidente della Commissione dell’Ua, Jean Ping, ha “condannato con forza” l’uccisione di Vieira, stessa condanna anche da parte della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao).

João Bernardo Vieira, 69 anni, padre padrone della Guinea Bissau, era salito al potere per la prima volta nel 1980. Era stato rieletto (più o meno democraticamente) alla presidenza nel 2005, nove anni dopo la fine della guerra civile (1998-99) che lo aveva estromesso dal potere, generata da un colpo di stato guidato proprio dall’ex-capo di Stato maggiore Tagmè Na Waiè, suo rivale da sempre.

Dal 2005 i due convivevano grazie ad un inevitabile accordo: occupavano infatti i due ruoli di maggior potere del paese. Le tensioni si sono riaccese negli ultimi mesi: nel novembre 2008 alcuni militari avevano tentato un colpo di stato contro Vieira, mentre a gennaio la guardia presidenziale è stata sciolta dallo stesso Tagmè Na Waiè, dopo un attentato fallito nei suoi confronti.


Per approfondire:
Fallito attentato contro Vieira
24/11/2008