Nigeria / Boko Haram
Le azioni terroristiche dei fondamentalisti islamici di Boko Haram sono sempre più frequenti e sanguinose. Nessuna distinzione tra comunità cristiana o musulmana nel colpire chi si oppone all'estremismo. Debole e impotente, il governo nigeriano fa solo proclami attraverso il presidente Jonathan.

Una raffica di attentati sta colpendo la Nigeria. I Boko Haram colpiscono indistintamente la comunità musulmana e quella cristiana. L’attentato alla moschea di Kano, che ha ucciso oltre 120 persone, delitto condannato da Papa Francesco durante il suo recente viaggio in Turchia, lo dimostra. Ma la Nigeria è squassata anche da attentati kamikaze messi in atto da donne.

A sei giorni dal precedente attentato ad opera di due donne kamikaze, che uccisero 45 persone, infatti, oggi un’altra attentatrice suicida si è fatta saltare in aria nel mercato di Maiduguri, capoluogo dello Stato nord-orientale di Borno, roccaforte dei cosiddetti “talebani d’Africa”. Lo riferiscono testimoni locali. Al momento non si hanno cifre sul numero delle vittime. Secondo una prima ricostruzione «una donna di mezz’età si è avvicinata con una borsa ai banchi dove vengono venduti polli. Fermata dalle guardie insospettite dalla borsa, la donna ha iniziato a litigare con i vigilantes, riuscendo ad attirare l’attenzione dei passanti che si sono avvicinati. A quel punto ha fatto esplodere l’ordigno».

Il presidente nigeriano Goodluck  Jonathan, subito dopo l’attento alla moschea, ha condannato l’azione  inviando un appello ai nigeriani a restare uniti «contro un nemico  comune», assicurando che il governo «continuerà a prendere ogni misura  necessaria per mettere fine alle azioni riprovevoli compiute da gruppi o  persone coinvolte in attentati terroristici». Jonathan ha chiesto, inoltre, ai servizi di sicurezza di «avviare un’indagine a tutto campo e di cercare in ogni angolo finché i terroristi che mettono in pericolo il diritto di ogni cittadino alla vita e alla dignità siano portati davanti alla giustizia».

L’azione del governo nigeriano e delle forze di sicurezza di contrasto al terrorismo interno sono state, tuttavia, per  lo meno inefficaci e, ad oggi, anche l’impegno internazionale lascia un po’ a desiderare, per la sua incapacità di combattere i Boko Haram ma,  anche, nell’individuare le alleanze strette dai “talebani d’Africa” con  stati vicini alla Nigeria che gli garantiscono copertura e forniture di materiale bellico.

Poco chiara, infatti, è la politica del Ciad nei confronti di questo gruppo che pare godere dell’appoggio del presidente ciadiano, Idriss Déby.
Di tutt’altro tenore la politica del vicino Camerun che, invece, ha contrastato fortemente Boko  Haram, fermandone le scorribande e “accogliendo” i militari nigeriani in fuga. Lucida invece l’analisi del vescovo di Kano, John Niyiring, fatta alla Misna oggi: «Che Boko Haram – sostiene il presule – uccida i musulmani e gli uomini di preghiera, senza distinzioni, non è una novità. Per questo, come cristiani, siamo vicini alla comunità islamica e continueremo ad esserlo». La strage è stata condannata dall’Associazione cristiana della Nigeria, «nella consapevolezza – spiega il presule di Kano – che Boko Haram colpisce chiunque si opponga  alla sua logica di violenza, senza distinguere tra cristiani e  musulmani».

Per molti osservatori la strage alla moschea è stata probabilmente una rappresaglia contro l’emiro di Kano, Sanusi Lamido Sanusi, secondo nella scala dell’islam nigeriano solo al sultano di Sokoto, che  aveva rivolto un appello ai fedeli affinché si preparassero a difendersi da soli dalle violenze di Boko Haram senza aspettare l’intervento delle  forze di sicurezza. Un messaggio che indubbiamente contiene una critica, nemmeno troppo velata, al governo di Abuja all’esercito e alla polizia, ma che, secondo il presule di Kano Niyoring, era in realtà in linea con una presa d’atto delle stesse autorità federali.

«Negli stati del  nord-est dove Boko Haram ha le sue roccaforti – spiega il vescovo alla  Misna – il governo accetta da tempo la collaborazione delle Civilian Joint Task Forces, milizie di autodifesa formate in modo spontaneo dagli abitanti delle città e dei villaggi». Tutto ciò suona come una dichiarazione d’impotenza, nonostante i buoni propositi, del presidente  Jonathan.

Nella foto in alto alcune persone ispezionano la moschea di Kano subito dopo l’esplosione di sabato scorso (Fonte: AP Photo/Muhammed Giginyu).