Nigeria / Boko haram
Il neoeletto presidente nigeriano Muhammadu Buhari sta ottenendo discreti successi nella lotta a Boko haram, specie se si pensa al gran numero di donne e bambini liberati nelle ultime settimane. Ma la battaglia contro gli estremisti islamici non è ancora finita e ci sono altri problemi alle porte. Uno su tutti il calo del prezzo del petrolio.

L’offensiva contro Boko haram prosegue con sempre più intensità. Il neo presidente, il musulmano Muhammadu Buhari, sembra voler mantenere le promesse elettorali, una su tutte sconfiggere i terroristi islamisti che imperversano nell’est del Paese. La sua fama di uomo con il pugno di ferro, creata quando era un generale golpista, sembrerebbe dare i suoi frutti. Tuttavia meglio non farsi troppe illusioni. Nonostante i rastrellamenti in corso, Boko haram continua le sue azioni terroristiche, anche se in modo meno efficace. Si pensi che qualche giorno fa un attacco sferrato dal gruppo a Marguba, nello stato di Borno, che è costato la vita a 21 persone, tutti civili.

Tante liberazioni
Non si possono ignorare però i successi ottenuti. Quasi 300 tra ragazze e donne, sono state liberate nelle ultime settimane dall’esercito regolare nigeriano nella foresta di Sambisa, considerata una roccaforte di Boko haram. È qui, infatti, che si sta concentrando l’azione militare per liberare l’area. Le donne – il numero non è chiaro, alcuni dicono 293 altri parlano di 700 – erano tenute in ostaggio in diversi campi dei terroristi islamici nella foresta. Tra queste non sono state ritrovate, però, le studentesse rapite a Chibok il 14 aprile del 2014, per le quali si era mobilitata l’opinione pubblica internazionale.
Tutte le donne liberate, ma anche numerosi bambini, sono stati portati nell’estremo est del paese a Yola in un campo di accoglienza. Proprio qui sono state identificate e poi riportate nelle zone di origine. Non solo. Il paese ha anche messo a disposizione un gruppo di psicologi per cercare di affrontare il trauma subito da queste persone e fornire una risposta umanitaria adeguata. Molte delle donne sono in condizioni precarie di salute e bambini sono malnutriti.

Racconti drammatici
È in questo campo di accoglienza che le donne hanno cominciato a raccontare le violenze, le vessazioni e le minacce subite durante la lunga prigionia nelle mani dei miliziani islamisti. Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha riferito che 214 donne sono in stato di gravidanza. «Sono tutte traumatizzate – ha detto Turai Kadir, un operatore del campo – sono affamate, debilitate e malate. Una donna mi ha raccontato di essere stata rapita da un mercato dove stava lavorando con il marito. Li hanno portati nella foresta e hanno ucciso l’uomo. Poi le hanno detto che l’avrebbero data in sposa al loro capo».
A orrore si aggiunge orrore in altri racconti. Molti dei bambini liberati sono nati nella foresta e non erano mai usciti all’aperto prima della loro liberazione da parte dell’esercito nigeriano. Il lavoro degli psicologi è più che mai indispensabile per aiutare queste persone a tornare, per quanto possibile, a una sorta di normalità. Ma i traumi subiti sono profondi. Le autorità nel frattempo continuano però ad “interrogarle” sulla loro detenzione, per ottenere informazioni utili a risalire alle loro origini e sull’organizzazione degli islamisti.

Rifugiati a rischio in Niger
Intanto il Niger ha evacuato migliaia di rifugiati che avevano trovato riparo da Boko haram sull’isola di Karamga, sul lago Ciad. Si parla di almeno 4000 persone, secondo quanto riferito dalla Reuters. Altre fonti, invece, riportate dalla France Presse parlano addirittura di 25mila. L’evacuazione operata dalle forze nigerine ha un carattere preventivo. Le autorità, infatti, ritengono che quell’area possa essere obiettivo delle scorribande di Boko haram, visti precedenti non troppo lontani nel tempo.
Secondo quanto riportato dal sito internet dell’Ufficio affari umanitari dell’Onu (Ocha) a Niamey (capitale del Niger), «25mila persone sono arrivate nella città di N’Guigmi e Bosso, scappate dall’isola sul lago Ciad».

Polemiche
Gli sforzi compiuti da Niger e Ciad per mettere in salvo queste persone sono stati, a detta di John Ging, alto funzionario dell’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento sulle questioni umanitarie, «eroici sotto il profilo umanitario della gestione della crisi», ma non ha risparmiato critiche alla comunità internazionale colpevole di non aver dato l’adeguato supporto ai due paesi. «Le due nazioni – ha spiegato Ging – ci hanno dato uno straordinario esempio di umanità nell’aprire i loro confini a centinaia di migliaia di rifugiati in fuga dai loro paesi tormentati dalla guerra: non solo Nigeria, ma anche Repubblica Centrafricana, Mali, Libia e Sudan. È assolutamente necessario che questi due paesi non vengano dimenticati. Dobbiamo fare di più per la stabilità della regione, e dobbiamo farlo in fretta».

Buhari e gli altri problemi da affrontare
La Nigeria ha dato un forte impulso alla lotta contro Boko haram, che resta l’obiettivo principe del neo-presidente Buhari. Non mancano però altri problemi che debbono essere risolti, e in fretta, nel paese. Il presidente deve mettere mano al tema della corruzione dilagante, ormai la regola e non l’eccezione. Lo deve fare per dimostrare che è il presidente di tutti i nigeriani e che non si punta più al mantenimento dello status quo. Buhari deve riuscire dove il suo predecessore ha fallito.
E per fare questo dovrà sfruttare tutte le sue vecchie conoscenze come l’ex presidente Olusegun Obasanjo, già “arruolato”, anche se indirettamente, nella campagna elettorale. In comune con Obasanjo c’è un passato ai vertici militari. Non va dimenticato che Proprio sotto la presidenza di quest’ultimo, alla fine degli anni ’70, Buhari era stato nominato ministro del Petrolio e della Risorse Naturali.

Anche l’economia in difficoltà
Oltre a questo il neoeletto deve far fronte a una mancanza di liquidità, provocata dall’abbassamento del prezzo del petrolio tanto che la Nigeria è stata costretta a chiedere un prestito per pagare i salari dei funzionari (nel paese le risorse dello Stato dipendono per il 70% proprio dal greggio). Il ministro nigeriano delle Finanze, Ngozi Okonjo-Iweala, non sembra ottimista. Ha spiegato che «esistono serie difficoltà, che si sono aggravate dall’inizio dell’anno e che proseguiranno fino alla fine del 2015». Il ministro ha continuato dicendo che il governo ha un programma di prestiti per 882 miliardi di nairas (circa 4 miliardi di euro) per il 2015, ma la metà sono già stati utilizzati per pagare i salari del settore pubblico.
Questa è l’eredità che riceve Buhari, una volta entrato nel sue funzioni il prossimo 29 maggio, dal chi lo ha preceduto accusato dall’opposizione di avere sempre messo in campo una politica di distrazione delle risorse monetarie provenienti dal petrolio. E se le casse dello stato sono vuote, qualche ragione c’è.

Nella foto in alto alcune delle 700 donne e bambini liberati dai Boko haram nella foresta di Smabisa in Nigeria la settimana scorsa. (Fonte: AlJazeera/Epa)

Nella foto sopra il presidente nigeriano neoeletto, Muhammadu Buhari.