Burundi

Aumenta l’indignazione in Burundi, intorno alla morte di due uomini l’11 luglio, mentre erano nelle mani della polizia. Secondo la società civile e i media indipendenti, i due, membri di un partito di opposizione, sono stati giustiziati a sangue freddo da un agente di polizia di fronte a una folla riunita appositamente nel comune di Gihanga, provincia di Bubanza, una decina di chilometri a nord-ovest della capitale Bujumbura.

La polizia nega questa versione e accusa i due uomini di appartenere a un gruppo di “banditi” che hanno razziato la regione per mesi e assassinato dei poliziotti.

Il fatto ha iniziato a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica dallo scorso fine settimana, quando le foto che ritraggono la pubblica esecuzione, scattate da un agente di polizia, sono state diffuse sui social network.

La società civile in esilio ha denunciato un nuovo caso di esecuzione extragiudiziale. Una versione corroborata da testimoni citati da SOS Médias Burundi, un gruppo di giornalisti indipendenti ancora attivi nel paese, che ha accusato il commissario della polizia della provincia di Bubanza, Prosper Manirampa, di aver sparato più volte davanti agli abitanti riuniti in loco.

Il portavoce della polizia Pierre Nkurikiye alla fine ha rotto il silenzio lunedì, presentando la propria versione dei fatti. Secondo Nkurikiye i due “banditi” sono stati arrestati e poi portati su una collina per mostrare alla polizia il loro deposito di armi. Hanno quindi tentato di sparare ai poliziotti con un fucile che avevano nascosto e sono stati uccisi “per legittima difesa”.

Ma su Twitter, in molti si chiedono come abbiano fatto i prigionieri, che avevano le braccia legate dietro la schiena, a sparare agli agenti.

Da anni organizzazioni per i diritti umani e rapporti delle Nazioni Unite denunciano una sanguinosa campagna di repressione in Burundi, con sparizioni, torture ed esecuzioni sommarie di oppositori (o presunti tali), intensificata con l’approssimarsi delle elezioni del 20 maggio 2020.

Quasi mezzo milione di persone sono fuggite e oltre 1.300 sono state uccise da quando l’ex leader della guerriglia etnica hutu Pierre Nkuruziza, al potere dal 2005, è stato rieletto per un terzo mandato nel 2015. L’anno scorso è stato approvato un referendum che gli ha permesso di rimanere potenzialmente al potere fino al 2034. (Radio France International)