Passi di tolleranza
Il Senato del Burundi ha bloccato la legge contro gli omosessuali, che la Camera aveva già approvato. Un segnale in controtendenza: in molti paesi africani l’omosessualità è reato.

Il 17 febbraio i senatori del Burundi respinto un progetto di revisione del codice penale che rendeva l’omosessualità un crimine. Il disegno di legge che era stato formulato il 22 novembre scorso dalla Camera dello stato africano Secondo questo emendamento gli atti consensuali con persone dello stesso sesso sarebbero stati punibili con la reclusione in carcere da tre mesi a due anni.

L’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani l’ Human Rights Watch ha accolto con sollievo la decisione del senato sottolineando che se il provvedimento fosse diventato legge, avrebbe violato sia la Charter on Human and People’s Rights sia la Convenzione Internazionale per i Diritti Civili e Politici, entrambe già firmate dal Burundi.

Una presa di posizione contro corrente: l’esecutivo di Bujumbura si è espresso in favore di un clima di tolleranza in un contesto di ostilità verso il mondo omosessuale. Due terzi della nazioni africane, infatti, considerano criminali i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso e punibili dalla legge. Recentemente gli ordinamenti della Nigeria, dello Zimbawe e dell’Uganda hanno inasprito le sanzioni nei confronti di gay e lesbiche.

In Senegal l’8 gennaio nove uomini, arrestati il 19 dicembre scorso, sono stati condannati a nove anni per “condotta indecente” e “atti innaturali”. Nonostante le proteste della Commissione Internazionale per i diritti umani di gay e lesbiche gli uomini hanno ricevuto la sentenza più dura per il reato di omosessualità mai data dal governo senegalese. Questo atteggiamento non solo viola il rispetto dei diritti umani ma si inserisce in un meccanismo di emarginazione nei confronti degli stessi: uno studio della ILGA segnala che, se gay o lesbiche, ai malati di aids in Africa vengano negate le cure, anche quelle più basilari. E’ stato riscontrato che spesso il personale sanitario si rifiuta di somministrare le cure contro l’aids e le altre malattie sessualmente trasmissibili se c’è anche solo il sospetto che il malato sia omosessuale. Il rapporto dell’associazione raccoglie decine di testimonianze di persone che hanno vissuto tale discriminazione sulla loro pelle o su quella del compagno.

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