Camerun / Conflitti

Inizia oggi nella capitale del Camerun Yaoundé il “grande dialogo nazionale” convocato dal presidente di lungo corso Paul Biya per cercare una soluzione al conflitto che da tre anni devasta le due regioni anglofone separatiste occidentali e che ha già provocato 3mila morti, quasi mezzo milione di sfollati e 40mila rifugiati.

Il meeting di cinque giorni è accolto dagli osservatori con speranza, per l’adesione di un gran numero di attori e per la mobilitazione della comunità internazionale, ma anche con un certo scetticismo.

A pesare in negativo è l’assenza di un mediatore neutrale – il governo camerunese è parte del conflitto -, l’assenza di alcune delle figure più critiche della società civile, l’assenza del leader dell’opposizione Maurice Kamto – che rimane in detenzione preventiva – e in particolare l’assenza dei principali leader indipendenti, per i quali le condizioni per presentarsi al tavolo di discussione non sono state soddisfatte.

L’iniziativa è la prima da quando le tensioni indipendentiste delle regioni di North-West e South-West sono degenerate in un conflitto, all’inizio del 2017, anche a causa della ostinata chiusura al dialogo da parte di Biya – al potere da 37 anni – e la sua costante risposta repressiva.

Ieri anche papa Francesco ha espresso la sua vicinanza all’«amato popolo del Camerun», chiedendo ai fedeli di «pregare affinché questo dialogo possa essere fruttuoso e portare a soluzioni di pace giusta e duratura, a beneficio di tutti». (Radio France International)