Camerun / Human Rights Watch

Dall’inizio del 2015 il governo di Yaoundé ha costretto al rientro forzato nel loro paese 100 mila rifugiati nigeriani in violazione degli accordi internazionali. La denuncia arriva dall’organizzazione Human Rights Watch (HRW) che accusa i militari camerunesi di violenze e sfruttamento sessuale: “Nell’esecuzione di queste deportazioni, i soldati camerunesi hanno spesso utilizzato estreme violenze fisiche” si legge nel rapporto pubblicato ieri, dal titolo “Forzati a montare sui camion come degli animali”.

Il Camerun è tornato a respingere le accuse, negando che vi siano state violenze sui rifugiati e sostenendo che i nigeriani sono tornati volontariamente nel loro paese. Si tratta di accuse “infondate” che intendono “screditare il Camerun”, ha dichiarato Issa Tchiroma Bakary, portavoce del governo.

Ma all’inizio di quest’anno, anche l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha criticato Yaoundé per aver riportato con la forza migliaia di profughi nella Nigeria nordorientale, affermando che i trasferimenti erano “continuati senza sosta”, nonostante la firma di un accordo che garantisce il rientro esclusivamente su base volontaria.

I rifugiati nigeriani sono fuggiti dalle violenze del movimento jihadista Boko Haram nello stato di Borno che confina con il Camerun settentrionale, un terrirorio ancora oggetto di frequenti attacchi terroristici e rapimenti.
Nel rapporto, un uomo racconta di come suo fratello sia morto per emorragie interne dopo che i soldati camerunesi lo avevano picchiato con un bastone. “Ci umiliavano come animali e ci picchiavano come se fossimo schiavi”, ha detto.
Il direttore associato di HRW per i diritti dei rifugiati, Gerry Simpson, ha dichiarato che l’esercito camerunense ha spesso accusato i richiedenti asilo di essere membri del gruppo terrorista, “incluse le donne come mogli di Boko Haram”, affermazioni sostenute dalle autorità governative secondo le quali i militanti jihadisti entrerebbero nel paese fingendosi rifugiati nigeriani. (Bbc / Rfi)

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