Tensioni nel nord
La mancanza di progressi nell’applicazione degli accordi di pace potrebbe essere la causa degli attacchi contro una base dell’esercito nel nord della Repubblica Centrafricana. Mentre ancora si attende che venga fissata una nuova data delle elezioni generali inizialmente previste per il 25 aprile.

I combattimenti erano scoppiati all’improvviso all’alba del 19 luglio a Birao, principale città del nord, nella Repubblica Centrafricana. Si sono protratti per due giorni, causando 13 morti. L’esercito ha parlato di un attacco diretto alla locale base delle forze armate da parte di gruppi ribelli.

 

A tre giorni di distanza i militari sembrano aver ripreso il controllo della zona, ma non c’è chiarezza sull’identità degli attaccanti né sui motivi dei combattimenti. La ‘Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace’, gruppo che non aderisce al programma governativo di smobilitazione e reinserimento, ha rivendicato l’aggressione armata, ma il Comando supremo dell’esercito dalla capitale, Bangui, attribuisce invece l’azione ai dissidenti del ‘Movimento dei liberatori centrafricani per la giustizia’ – ex ribelli firmatari, assieme all’ ‘Assemblea dell’unione delle forze democratiche’, degli accordi di pace del maggio 2008 -. A loro, sempre secondo fonti militari, si sarebbero uniti uomini fedeli alla ‘Convenzione dei patrioti per la giustizia e la pace’, sconfitti dall’esercito più a nord. E’ probabile che le aggressioni siano dovute anche alle lentezze nell’applicazione degli accordi per il disarmo e il reintegro dei combattenti nell’ambito degli accordi di pace.

 

Difficile, però, avere un quadro chiaro della situazione in queste zone. La stampa locale è tenuta alla larga e i vertici dell’esercito hanno scelto di non pubblicizzare le operazioni militari in corso ormai da alcuni mesi al nord, contro le ultime roccaforti delle milizie armate anti-governative.

 

Operazioni particolarmente delicate, anche perché a Birao, località strategica a un settantina di chilometri dal confine sudanese del Darfur e a poco più da quello ciadiano, hanno sede diverse organizzazioni non governative e 300 uomini della Minurcat, la missione delle Nazioni Unite in Repubblica Centrafricana e Ciad. Il territorio è, infatti, ancora instabile per la presenza di gruppi armati e serve protezione per migliaia di sfollati ai quali Onu e ong forniscono assistenza. Secondo i dati della Minurcat riferiti alla fine del 2009, si tratta di 162.000 persone alle quali si aggiungono altri 31.000 rifugiati provenienti da Darfur e dalla Repubblica Democratica del Congo.

 

Mantenere nell’ombra questa campagna militare nel nord è importante soprattutto dal punto di vista politico, per l’immagine del presidente golpista François Bozizè in vista delle elezioni presidenziali e legislative. Un voto che avrebbe dovuto svolgersi lo scorso 25 aprile, che è stato poi rinviato al 16 maggio e, infine, a data da destinarsi per i ‘ritardi tecnici’ nella preparazione, ma anche per la mancata completa pacificazione del paese. A favore di un rinvio si erano espressi non solo le componenti politiche centrafricane, ma anche Onu, Unione europea, Francia e Stati Uniti, finanziatori dello scrutinio.

 

Dopo un rimpasto dell’esecutivo che ha esautorato alcune figure politiche artefici degli accordi di pace, lo scorso maggio il governo ha annunciato d’aver sventato un piano di golpe, lasciando intendere l’implicazione dell’ex presidente Patassè, candidato alle elezioni. Quasi contemporaneamente, il Parlamento ha approvato due modifiche costituzionali che permettono il prolungamento del mandato del presidente (in scadenza l’11 giugno) e dello stesso Parlamento (in scadenza il 3 giugno) per rimanere al potere “nei casi in cui le elezioni non si possano tenere, per motivi imprevedibili, prima della scadenza dei loro mandati”.

Provvedimento, questo, avvallato poi dalla Corte Costituzionale. Da allora si attende ancora che venga fissata una data per andare al voto.