Repubblica Centrafricana

La chiesa cattolica di Fatima, nella capitale della Repubblica Centrafricana, Bangui, situata non lontano dal quartiere musulmano PK5, è stata attaccata ieri da uomini armati durante la funzione religiosa. Il bilancio è di almeno 16 morti e 99 feriti, secondo la Croce Rossa locale. Tra le persone uccise c’è anche un bambino e un sacerdote molto stimato in città, padre Albert Toungoumalé-Baba.

Tutto è iniziato la mattina con uno scontro tra l’autoproclamato gruppo di autodifesa di Nimery Matar Djamous, alias Force, e le forze di sicurezza. Secondo la missione Onu nel paese (Minusca), il capo della milizia, scampato alla cattura tre settimane fa, avrebbe cercato ieri di vendicare l’arresto di uno dei suoi luogotenenti.

Secondo la ricostruzione dell’emittente Radio France Internationale (RFI), per rappresaglia, un gruppo di uomini armati ha attaccato la chiesa in cui centinaia di fedeli cattolici si erano radunati per una messa in onore di San Giuseppe.

In seguito, una folla inferocita ha raccolto il corpo del sacerdote ucciso e si è diretta alla sede della presidenza della Repubblica. La processione è passata vicino al distretto di Lakouanga dove ha distrutto una moschea e bruciato vivi due uomini. La marcia ha poi raggiunto il centro della città prima di essere dispersa.

Secondo Medici senza Frontiere, una moltitudine di persone si è anche radunata all’esterno dell’ospedale gestito dalla ong nel distretto di Sica, “minacciando la struttura e impedendo l’accesso alle ambulanze.”

La chiesa di Fatima era già stata attaccata nel 2014, quando furono uccise circa quindici persone.

Per il portavoce del governo, Ange Maxime Kazagui, “questo è l’ennesimo tentativo provocatorio di coloro che vogliono creare confusione e far parlare ancora di conflitto inter-confessionale nel paese”. Il presidente Faustin-Archange Touadera ha ribadito un messaggio di fermezza contro i “generatori di violenza”. (RFI)